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Lingua italiana e diversità |
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Quando nel 1861 si riunì il primo parlamento del l’Italia unita, i nuovi governanti avvertirono immediatamente la necessità di un’azione volta alla diffusione capillare nel Paese di una lingua italiana unitaria che fosse espressione e veicolo della nuova identità nazionale.
A questo scopo, il nuovo Parlamento istituì la Commissione Parlamentare per l’Unificazione della Lingua, di cui Alessandro Man zoni fu il primo Pre sidente. Dal 1861 ad oggi, dopo quasi un secolo e mezzo di unità nazionale, l’obiettivo dei nostri risorgimentali può dirsi in gran parte raggiunto. L’italiano, che a metà del Novecento era parlato abitualmente da meno del 20% della popolazione, oggi rappresenta il mezzo privilegiato di espressione del 95%.dei cittadini italiani. Secondo Tullio De Mauro “mai le popolazioni d’Italia hanno conosciuto un pari grado di convergenza verso una stessa lingua”. Eppure, nonostante questa straordinaria vittoria, oggi la lingua italiana deve affrontare nuove sfide, imposte dai grandi cambiamenti sociali e economici del mondo globalizzato. A livello nazionale, infatti, il progressivo prevalere di un italiano “standard” tende a cancellare le peculiarità dialettali e a minare il senso di identità ad esse collegato, mentre, in ambito internazionale, la continua affermazione delle lingue forti dell’economia, della finanza e del web rischia di relegare l’italiano al ruolo di “lingua della memoria”. In questo contesto, la ratificazione da parte dell’Italia della Convenzione sulla protezione e la promozione della Diversità delle Espressioni Culturali rientra a pieno titolo nel crescente impegno con cui il Ministero degli Affari Esteri intende tutelare e valorizzare la lingua italiana nel mondo. Firma del MAE da definire. |