| Brain drain e diversità culturale |
|
Il World Social Science Report 2010, stato recentemente pubblicato nel sito unesco.org, è disponibile per il download completo.All’interno del report, dedicato allo sviluppo delle scienze sociali in tutto il mondo, il capitolo 3 è dedicato alle diverse forme di “ineguaglianza” che caratterizzano i paesi di origine degli scienziati “in fuga”. La domanda di partenza è se il brain drain incida anche in campi di studio diversi da quelli normalmente presi in considerazione nelle statistiche (medicina, ricerca scientifica, ingegneria, fisica etc.) e in quale misura questo accada. Emerge dalla ricerca, per esempio, che nel mondo meno sviluppato molti studenti abbandonano lo studio delle materie sociali per dedicarsi a studiare business o management, proprio perché si tratta di competenze più spendibili nel mondo globale. Molti paesi tentano di attutire l’impatto negativo del brain drain fissando degli incentivi al rientro in patria dei giovani laureati all’estero. Per esempio in Cina o Messico si garantisce la disponibilità di un posto di lavoro al rientro dagli studi o l’avvio di network e forme di collaborazione con i ricercatori nazionali impiegati all’estero (Argentina, Colombia, Cina, Filippine). La concezione centrale del World Social Science Report 2010 si attesta sulla considerazione che i flussi migratori per motivi di lavoro abbiano effettivamente portato anche dei vantaggi e più che di brain drain, oggi si possa parlare di un vero brain gain.
|