"L'EDUCAZIONE È IL CUORE PULSANTE DELLA TRASFORMAZIONE DI CUI ABBIAMO BISOGNO OGGI PER AFFRONTARE LE SFIDE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DELLA DISUGUAGLIANZA", HA AFFERMATO STEFANIA GIANNINI, VICE DIRETTRICE-GENERALE UNESCO A EDU TALKS
"L'educazione è il cuore pulsante della trasformazione di cui abbiamo bisogno oggi per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della disuguaglianza", ha affermato Stefania Giannini, Vice Direttrice-Generale UNESCO a EDU Talks

 

 

 

Sabato 23 ottobre si è svolto a Firenze EDU Talks, evento conclusivo del Programma Nazionale EDU, dell'Associazione Giovani Italiani per l'UNESCO, cui ha partecipato virtualmente la Vice Direttrice-Generale dell'UNESCO per l'Educazione Stefania Giannini.

Riportiamo qui di seguito il suo interessante intervento.

 

Cari studenti,

 

mi dispiace veramente moltissimo di non essere lì con voi di persona nel meraviglioso Palazzo Vecchio di Firenze,  ma sono veramente felice che la tecnologia ci possa collegare, com’è capitato sostanzialmente negli ultimi diciotto mesi in tanti, forse troppi aspetti della nostra vita.

 

Ringrazio prima di tutto molto calorosamente l’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, è di voi che abbiamo bisogno, per il vostro impegno verso i valori, verso la missione della nostra organizzazione e per tutto il lavoro che state facendo straordinariamente, in Italia e altrove.

 

E voglio anche ringraziare la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca, per tutto l’impegno che stanno mettendo nell’aiutarci a sviluppare i principi dell’Agenda 2030.

 

Poco prima che la pandemia arrivasse e cambiasse il mondo sostanzialmente, l’UNESCO ha condotto un’indagine interessante di cui vorrei molto brevemente parlarvi. È un’indagine globale sulla percezione delle grandi sfide e le risposte che possiamo trovare ad esse. Ha presentato una serie di grandi sfide possibili, globali, e ha chiesto a tutti gli intervistati di selezionarne alcune, quelle di maggiore preoccupazione, e anche di identificare la soluzione per affrontarle.

Ebbene, circa il 60% degli intervistati, che aveva meno di 35 anni, ha dato delle risposte molto interessanti: non sorprende, o almeno non sorprende me, non sorprende noi qui, che il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità siano risultati in testa alla classifica.

 

Ma è anche molto interessante notare, forse ancora più interessante, che quando si trattava di soluzioni, l’educazione è apparsa tra le prime per ogni tipo di diversa sfida, direi la prima. Dalla crisi climatica alla preoccupazione per la disuguaglianza, alla radicalizzazione, alla violenza contro le donne, le minoranze, le persone LGBT.

 

Ebbene, l’UNESCO è convinta, credo a buon diritto come tutti voi, che l’educazione sia il cuore pulsante della trasformazione e del cambiamento di cui abbiamo bisogno oggi. E oggi la nostra unica scelta è assolutamente quella di accelerare questo cambiamento, di non ostacolarlo, di superare le barriere che di fatto lo ostacolano, ovvero trasformare e stabilire nuovi tipi di relazione: nuove relazioni tra le persone, nuove relazioni tra le persone e il pianeta, nuove relazioni tra noi come esseri umani e la tecnologia di cui pure beneficiamo e ci serviamo anche produttivamente come in questa circostanza.

 

Questo è necessario se vogliamo veramente creare un nuovo modello di sviluppo e un futuro più sostenibile. Ma questo richiede anche un cambiamento di paradigma che è, e deve essere, radicato nei valori che l’UNESCO ha difeso sin dalla sua creazione – non c’è bisogno che lo spieghi a voi che ne siete ambasciatori e che ne siete promotori sul territorio: si tratta dei diritti umani, si tratta del dialogo, della solidarietà intellettuale e morale, si tratta dell’etica che va messa alla base di tutte le azioni che conduciamo.

Ebbene, il mese prossimo pubblicheremo un rapporto molto interessante che ha richiesto due anni di lavoro sul futuro, anzi sui futuri – così suona in inglese- dell’educazione, "The Futures of Education": è stato guidato da una Commissione internazionale, un po’ come era successo nel secolo scorso – ricorderete la Commissione Delors- ed è stato informato da centinaia di consultazioni inclusive e molte delle quali fatte con voi, con i ragazzi, con i giovani, con gli studenti. La Presidente di questa Commissione è la Presidente dell’Etiopia, Madame Sahle-Uork, che ringrazio anche in questa sede per il grande e straordinario ruolo di leadership che ha svolto.

 

Il rapporto chiede sostanzialmente di re-immaginare l’educazione intorno a quello che i commissari hanno deciso di chiamare “un nuovo patto sociale”, che coinvolga tutte le dimensioni della società e in cui l’educazione può e deve svolgere un ruolo critico e centrale. Si tratta di sanare le ingiustizie del passato che stanno lasciando indietro, molto indietro, troppi bambini, troppi giovani, in molte regioni del mondo; si tratta di adattare l’educazione alle sfide del nostro tempo: parliamo molto (e auspicabilmente agiamo molto) di transizione ecologica, di rivoluzione digitale con tutte le implicazioni che ciò comporta: sociali, economiche, ma anche etiche. Con tutte le polarizzazioni che stanno minacciando le nostre democrazie, dobbiamo affrontare le politiche educative anche tenendo ben presente questo orizzonte.

 

 

Il nostro modello dominante di sviluppo ha raggiunto i suoi limiti: credo che tutti in questa sala oggi condividiamo questo principio. E il mese scorso, a Milano, all’incontro PreCOP26 che il movimento dei giovani "Youth for Climate" ha organizzato, hanno chiesto tutti, con voce molto forte, con parole molto forti e con passione, ai Ministri dell’Educazione presenti, di integrare l’educazione al clima, di integrare i temi della sostenibilità in tutti i curricula in maniera trasversale, cioè sostanzialmente non come un argomento in più, non come un’ora in più, ma come un argomento che comprenda e raccolga nello stesso contenitore con modalità innovative anche l’insegnamento, la scienza, i diritti umani, l’economia e le questioni sociali.

 

 

Il recente rapporto dell’UNESCO “Learn for Our Planet”, finalizzato a monitorare come i Paesi stanno di fatto muovendosi su questo tipo di politiche, ha messo in evidenza un’altra cosa interessante: cioè che le questioni ambientali, incluso il cambiamento climatico, non sono citate in più della metà dei documenti politici e curriculari (e si tratta di circa 50 Paesi - noi porteremo a Glasgow il completamento per almeno 100). E la biodiversità solo uno su cinque. Bene, tutto questo deve cambiare. Credo che condividiate con noi e siate lì per questo impegno comune. All’UNESCO il nostro programma globale sull’educazione allo sviluppo fornisce strumenti concreti per promuovere questa nuova mentalità, per dare una conoscenza diversa in una catena di valori che si muove dalla conoscenza alla consapevolezza, all’azione, e quindi al cambiamento dei comportamenti. Si tratta di un apprendimento sostanzialmente esperienziale, che collega mente, cuore, azione e mano, per dirla con le parole di Papa Francesco, e che sviluppa un senso di responsabilità condivisa per il futuro.

 

 

Io credo veramente che l’Educazione stia al centro di questa impresa: non è la soluzione per tutto, perché se identificassimo politiche educative come soluzione passe-partout ovviamente faremmo un errore madornale, ma sono molto convinta e molto orgogliosa che, sotto la Presidenza italiana, il G20 abbia posto una particolare attenzione a questo tema e l’abbia posta in un modo interessante, mettendo la povertà educativa, l’apprendimento ibrido e il ruolo delle università alla guida, al centro del sistema più inclusivo che dobbiamo costituire insieme.

 

 

Il COVID-19 è stato un vero agente di cambiamento e ci ha dato un periodo di ansia globale, un periodo di forte isolamento che, anche per i più giovani, che normalmente sono molto più resilienti per definizione, è diventato un momento di forte sofferenza e anche un momento molto difficile per i sistemi educativi, per gli insegnanti, per i genitori, perché ci ha messo in condizioni che non avevano precedenti nella storia. Ha anche messo a nudo, diciamolo con onestà intellettuale, la nostra fragilità. Ha proiettato una luce direi stroboscopica su ciò che conta veramente nella società, come andare un po’ con il microscopio a trovare l’essenziale, quindi la salute, l’istruzione, i servizi essenziali, ma anche le relazioni umane e non perdere mai questa dimensione umana e ha dimostrato che nessuna tecnologia, nessuno schermo, nessuna piattaforma potrà mai sostituire un insegnante, potrà mai sostituire una capacità di trasmettere non solo la passione ma anche la visione, il coinvolgimento emotivo che si deve sempre mettere nelle cose quando lottiamo per quello in cui crediamo.

 

Ecco, dall’inizio della pandemia, la prima preoccupazione nostra, qui all’UNESCO, è stata quella di proteggere questo diritto fondamentale, il diritto all’istruzione, perché quando le scuole chiudono, l’abbiamo capito come mai prima nella storia, i più fragili, i più vulnerabili sono quelli che restano ancora più indietro e sono quelli che sono a rischio di restare più indietro nel futuro. Per questo abbiamo non solo monitorato i dati – lo ricorderete un miliardo e seicento milioni di ragazzi fuori da scuole e università per la chiusura dettata dalla pandemia -ma abbiamo soprattutto cercato di aiutare i Paesi ad affrontare questa situazione senza precedenti. E così è nata la Coalizione Globale – the Global Education Coalition – che da marzo dell’anno scorso a oggi conta circa 200 partner fra i soliti partner delle Nazioni Unite e tutti coloro che normalmente contribuiscono allo sviluppo dell’Agenda 2030 e dell’Obiettivo 4, ma anche il settore privato che in tecnologia ha forte responsabilità e può contribuire molto e poi, naturalmente, il mondo accademico e la società civile.

 

 

E tutti insieme abbiamo cercato di lavorare per rafforzare le soluzioni di apprendimento, per lo più ibride, molto spesso a distanza, ma anche per rendere i sistemi educativi pronti, più resilienti, non necessariamente per una nuova pandemia, speriamo proprio di no, ma perché si prenda questa occasione per il cambiamento necessario, per re-immaginare: quindi dalla cura, dal recovery alla resilienza alla re-immaginazione, questa è un po’ la narrativa e la semantica che ci accompagna.

 

La ripresa è in corso, lo vediamo in Italia, lo vediamo in molti Paesi e questo è incoraggiante e ci dà l’energia per andare avanti, ma dobbiamo non perdere l’opportunità per non tornare come eravamo prima. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è la nostra tabella di marcia, è molto ambiziosa, è universale, quindi complessa da applicare in concreto, ma sappiamo anche che ognuno dei suoi 17 obiettivi per la pace, per il pianeta, per la prosperità, richiede alla base conoscenza, cambiamento interiore, acquisizione di una prospettiva che non può essere dettata solo da leggi, da regole e da nuovi sistemi economici. Tutto ciò deve essere soprattutto dettato dalla possibilità che la scienza si colleghi alla comunità, attraverso la consapevolezza individuale del beneficio che la scienza porta e deve anche essere legata a scelte politiche importanti, talvolta coraggiose, talvolta difficili, che mettano in priorità i settori che sono oggettivamente prioritari. La salute ovviamente, ma anche l’educazione come diritto fondamentale.

 

Ogni Paese si è impegnato a raggiungere un’istruzione di qualità: dobbiamo riconoscerlo, si è impegnato anche a tenere il tema dell’inclusione al vero centro dell’agenda. Oggi, mentre la tecnologia sostanzialmente è parte integrante della nostra società, la nostra educazione deve essere ancora di più riaffermata come un bene centrale e affrontata con una lente umanistica, dove la persona, l’essere umano è veramente al centro.

Quindi, andando avanti, quali sono le nostre priorità comuni? Prima di tutto, una cultura dell’inclusione, perché il nostro rapporto dell’anno scorso, il Global Monitor Report, come diceva il titolo “All Means All”, proprio tutti, nessuno fuori, e l’Agenda 2030 punta assolutamente a questo. L’inclusione non è, anche qui, un ingrediente aggiuntivo, è una cultura che deve permeare tutte le politiche che noi mettiamo in campo e che riconosce la diversità come un principio fondante e non come un ostacolo e lavora con essa, come un tessuto per rendere le nostre società più coese e quindi più giuste. Ricostruire in modo più resiliente significa anche – credo - creare le condizioni, i contesti e gli ambienti in cui tutti i bambini siano trattati con dignità e possano imparare indipendentemente dai loro tratti identitari, dalle origini e dalle loro capacità. Questa è un’impresa complicata, lo sappiamo, è un’ambizione molto forte che richiede misure per raggiungere veramente i più fragili e per far si che l’insegnamento aiuti a realizzare il potenziale che ciascuno di noi ha dentro.

 

È una questione di aprire e di lasciare le energie intellettuali umane e cognitive libere di esprimersi. In secondo luogo, l’integrazione della tecnologia per l’inclusione e la qualità deve essere una lezione appresa in questi ultimi diciotto mesi. E lasciatemi dire che la tecnologia oggi, soprattutto in campo educativo, non è e non deve essere un lusso, ma deve essere uno strumento per il cambiamento. Infine, veramente per concludere, la nostra società richiede nuove forme di cittadinanza e tutto quello di cui stiamo parlando secondo me ruota attorno al nuovo concetto di cittadinanza che stiamo cercando di costruire. E si tratta di una cittadinanza – noi la chiamiamo Global Citizenship for Education- ancorata a dei principi che sono antichi, non sono nuovi, ma che vanno reinventati, riapplicati in un nuovo contesto: il principio di solidarietà umana, il principio di partecipazione attiva come membri di una stessa comunità. Ricordate quando all’inizio della crisi dicevamo “We are in this together” nei messaggi globali e universali: questo è un principio che dobbiamo sempre mantenere presente nella nostra agenda e non dimenticarlo una volta che, ci auguriamo presto, questa pandemia sarà un ricordo e una pagina di storia.

 

 

Concludo ricordando che l’UNESCO celebra quest’anno il suo 75esimo compleanno, ci sarà una grande celebrazione per lanciare e rilanciare il sistema di valori e di azioni che stiamo mettendo in campo e praticamente si tratta di lavorare davvero per il futuro, per un futuro che continueremo a difendere insieme, giusto, inclusivo, sostenibile e basato sui diritti della persona in cui l’istruzione è veramente al centro. Grazie molte per l’attenzione e speriamo a presto, questa volta di persona.

 

 

26 ottobre 2021