CERIMONIA SPECIALE PER IL 75MO ANNIVERSARIO DELL'UNESCO - 12 NOVEMBRE 2021
Cerimonia speciale per il 75mo anniversario dell'UNESCO - 12 novembre 2021

 

 

 

Il 12 novembre scorso 26 Capi di Stato e di Governo e una impressionante lista di artisti, musicisti e cantanti da tutto il mondo hanno celebrato il 75mo anniversario dell’UNESCO in una cerimonia speciale aperta dall’Inviato Speciale dell’UNESCO per la pace e la riconciliazione Forest Whitaker.

Tra le performance artistiche, particolarmente emozionante quella della cantante e attivista afgana Aryana Sayeed, recentemente fuggita dall’Afghanistan.

 

Qui di seguito, riportiamo il discorso integrale della Direttrice-Generale, Audrey Azoulay, tenuto al termine degli interventi degli ospiti.

 

“Lasciate che inizi innanzitutto col ringraziarvi tutti per aver parlato a nome dei vostri Stati con una comprensione così forte, chiara e solidale del mandato dell’UNESCO. È il migliore regalo in cui potessimo sperare per questo anniversario.

Settantacinque anni fa, il 4 Novembre del 1946, si è tenuta la prima Conferenza Generale dell’UNESCO. Settantacinque anni fa, la Grecia, il ventesimo Paese ad avere ratificato la nostra Convenzione, l’ha fatta nascere a un anno dalla sua adozione. Si è trattato di un progetto incredibile, basato su una convinzione forte, nata dalla terribile sofferenza causata dalla guerra. La convinzione che la pace dovrebbe fondarsi sulla solidarietà intellettuale e morale dell’umanità. Da questa convinzione è nata un’ambizione, e permettetemi di citare ancora la nostra Convenzione, “di costruire le difese della pace nelle menti degli uomini (e, oggi giustamente aggiungiamo) delle donne”.

 

Questa ambizione è il fondamento per il mandato della nostra organizzazione, un mandato potente che unifica tutti i fili con cui abbiamo intrecciato educazione, scienza, cultura e informazione dell’umanità: beni comuni fondamentali. Questo mandato ha reso la nostra organizzazione il guardiano di quel concetto indefinibile e necessario che Romain Gary ha definito il “margine umano”. Questo mandato si basa anche su un metodo estremamente originale: essere innanzitutto e soprattutto, in ogni circostanza, una piattaforma di dialogo, lontano dal posizionamento automatico che solitamente si vede e si cerca altrove.

Il dialogo e il consenso sono una costante del lavoro ancora in corso, ma sono fiera di aver contribuito a una questione così delicata. Un metodo che ha fatto di questa un’Organizzazione completamente intergovernativa, ma sempre alimentata dalle voci ricche della società civile. Un metodo che fa sentire le voci dei giovani, delle donne, degli intellettuali, degli scienziati e degli artisti, a cui l’UNESCO deve così tanto. Un metodo basato sulle Commissioni Nazionali per l’UNESCO situate nei vostri Paesi. Un’organizzazione non governativa, le nostre sentinelle, i nostri partner, gli esperti, le reti delle cattedre universitarie, le città, le reti delle scuole sociali, le reti che noi abbiamo creato, pezzo dopo pezzo e che supportano il mondo.

 

Sin dall’inizio questa organizzazione si è basata anche su dei valori: il valore della dignità e del rispetto per la persona in quanto tale e per i diritti umani, ed è in nome dell’ideale della dignità che sin dalla fine degli anni Quaranta abbiamo mobilitato i maggiori esperti, in primo luogo per combattere il razzismo.

L’UNESCO da allora ha portato avanti ovunque la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo. E’ anche in nome di questi valori che, dopo aver trasferito il tempio di Abu Simbel, con l’obiettivo di salvarlo insieme all’Egitto, abbiamo coniato la definizione di Patrimonio Mondiale, la quale ha portato alla famosa Convenzione che tutti abbiamo così tanto a cuore. Appartengono al Patrimonio anche il suono delle voci, dei ritmi, della musica, del reggae e della rumba, questo patrimonio intangibile, che è anche parte di ciò che abbiamo costruito attraverso le identità. E’ anche in nome dei valori della dignità e del rispetto che l’UNESCO lavora per garantire il riconoscimento dell’importanza della diversità culturale. La nostra Organizzazione è impegnata a combattere il traffico illecito della proprietà culturale e ciò ha portato a una nuova etica, i cui frutti vediamo ogni giorno sempre di più.

 

Signore e Signori, la dignità dunque, ma anche la libertà, la libertà di pensare, di parlare, di imparare, di avere accesso alle informazioni, in altre parole, la libertà di diventare un cittadino completo, una libertà che non si può immaginare senza un’educazione accessibile a tutti. Da settantacinque anni l’UNESCO conduce la battaglia per l’educazione, focalizzandosi innanzitutto sull’alfabetizzazione con le campagne più importanti intraprese a partire dalla fine degli anni Quaranta. Mi commuovo profondamente ripensando a quando l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, mi disse di aver imparato a leggere sui libri di testo dell’UNESCO. La dignità, la libertà ma anche la solidarietà, una solidarietà intellettuale e morale che plasma l’autocoscienza, che l’UNESCO incoraggia e sostiene. Una solidarietà in azione da settanta anni. Non dobbiamo dimenticare che l’idea di creare un’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, meglio nota come CERN, è stata approvata negli anni Cinquanta alla Conferenza Generale dell’UNESCO di Firenze, aprendo la strada in seguito al Sistema di sorgente di luce di sincrotrone in Giordania (SESAME), sullo stesso modello della diplomazia scientifica.

Sotto l'egida dell'UNESCO si riuniscono oggi scienziati provenienti da Paesi che a volte non siedono volentieri allo stesso tavolo. La scienza produce questo miracolo.

 

Eccellenze, Signore e Signori, i primi settantacinque anni della storia dell’UNESCO sono stati incredibilmente ricchi e di questo possiamo essere giustamente fieri. Lasciatemi fare un tributo ai miei predecessori, i quali, a loro tempo e a loro modo, hanno scritto una pagina di quel libro. Lasciatemi dire che la scottante attualità, modernità e attualità di questo mandato ci sono state oggi chiaramente ricordate dalla crisi del Covid-19, e dobbiamo più che mai proteggere e nutrire il "margine umano" che Romain Gary ha menzionato. Questa è una sfida che dobbiamo raccogliere insieme. Abbiamo iniziato, come è stato detto, in Iraq, nella vecchia città di Mosul, riscostruendo la moschea Hanaori, il famoso Mirage e le chiese di quel distretto, dando supporto all’educazione e alla vita culturale di quella città che sta ora rinascendo. Noi tutti vediamo come il deterioramento della natura minacci la pace nel mondo e, come detto dal grande Ahmad Abdur Abate: “Non è nel giorno della caccia che addestri il tuo cane”. Dobbiamo inventare nuovi modelli per relazionarci con il pianeta e con la biosfera, a partire dal Congo per arrivare fino all’Amazzonia, riserve della biosfera dell’UNESCO. Esse compongono oltre il 5% delle risorse del pianeta.

Noi organizziamo la nostra cooperazione scientifica internazionale per preservare le risorse d’acqua e per proteggere gli oceani, i quali sono un elemento chiave per il clima e per la biodiversità. Vi chiediamo, e vi supportiamo per questo, di garantire che l’educazione all’ambiente diventi un pilastro dei programmi scolastici.

 

Eccellenze, Signore e Signori, in questo tempo di trasformazioni tecnologiche, abbiamo bisogno di un nuovo tipo di difesa. In questo caso mi riferisco agli strumenti di definizione degli standard globali sull’etica dell’intelligenza artificiale, che spero vengano approvati qui la prossima settimana. Sto pensando anche all’incredibile sviluppo dei social media, con i discorsi d’odio e le fake news che portano con sé. In questo caso, in unione con il nostro indispensabile lavoro di definizione degli standard, anche l’educazione si rivela uno strumento essenziale.

 

Se fosse necessario ricordarlo, come del resto ha fatto senza dubbio la pandemia, abbiamo tutti lo stesso destino, anche se alcuni sono più esposti di altri. La Coalizione Globale per l’Educazione, creata dall’UNESCO al fine di supportare la continuità all’educazione durante la pandemia, oggi conta più di centodiciotto membri all’interno del sistema delle Nazioni Unite, della società civile, dell’Accademia e del settore privato, e questo è un risultato tangibile di ciò che può essere l’intelligenza collettiva in azione.

 

Sono consapevole delle difficoltà del nostro tempo, delle tensioni, delle contraddizioni in seno alla nostra società e ai nostri Paesi, la tentazione di chiudersi in se stessi. Sebbene tutti noi stiamo vivendo in tempi critici, la stessa esistenza del nostro pianeta e dell’umanità sono minacciate. In questi momenti critici dobbiamo ricordare le parole del grande poeta cileno Pablo Neruda, il quale nel suo “Confesso che ho vissuto” disse: “Conservo una fede assoluta nel destino umano. So che un giorno entrerà una luce infinita e che progrediremo insieme e questa speranza è irrevocabile”.

 

Eccellenze, Signore e Signori, oggi e per il futuro, uniamoci sull’intelligenza collettiva. Lasciamo che questa Organizzazione rimanga il guardiano del “margine umano”. Sin dal primo giorno questo è stato l’obiettivo dell’UNESCO, che noi abbiamo fatto nascere insieme oltre settantacinque anni fa. Una missione che l’intero staff dell’UNESCO è fiero di servire come parte del servizio civile universale, come guardiani del bene pubblico globale. Vi ringrazio per essere stati con noi questa sera e auguro un buon compleanno a tutti voi, pilastri dell’UNESCO”.

 

Al termine della cerimonia, la Tour Eiffel, vicina alla sede dell’UNESCO, è stata illuminata con il logo dell’Organizzazione.

 

Sul nostro sito sono disponibili maggiori informazioni sulla cerimonia e sulle performance degli artisti.