CONFERENZA GENERALE DELL'UNESCO.

 

Si chiude oggi la 39° sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO, che ha portato alla nomina ufficiale del nuovo Direttore Generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay. 
Tra le decisioni più rilevanti prese durante la Conferenza, l’appello agli Stati Membri affinché promuovano la scienza come bene comune, prevedendo condizioni di lavoro inclusive e non discriminatorie e un equo accesso all’educazione e al lavoro nel settore scientifico, e l’adozione di una dichiarazione di principi etici in relazione ai cambiamenti climatici. Gli Stati Membri si sono impegnati ad adottare strategie per sviluppare la conoscenza e la consapevolezza dei cambiamenti climatici, promuovendo la cooperazione scientifica nel rispetto della diversità culturale e della conservazione del patrimonio culturale e tenendo presente la necessità di sostenere uno sviluppo sociale inclusivo, il dialogo interculturale e l’uguaglianza di genere.
Confermato l’impegno dell’UNESCO a difendere la libertà di espressione e l’accesso all’informazione, con l’obiettivo prioritario di tutelare la sicurezza dei giornalisti, ed il sostegno all’azione per prevenire la radicalizzazione dei giovani e l’estremismo violento.
Nel settore educazione, l’Organizzazione ha sottolineato il proprio ruolo di coordinatore e controllore dei progressi fatti per raggiungere l’obiettivo n.4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile ed ha confermato la necessità di una Convenzione sulla ricognizione dei titoli di istruzione superiore.
Nell’ambito del settore cultura, è stata rivista la strategia, adottata due anni fa, per proteggere la cultura e il pluralismo culturale nei casi di conflitto armato inserendo anche i casi di disastro naturale durante i conflitti armati. Di grande rilievo anche l’appello per promuovere la protezione della cultura e il pluralismo culturale come strumenti strategici per raggiungere una pace duratura, sulla base della recente Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite , che riconosce come crimini di guerra gli attacchi contro i siti e gli edifici dedicati alla religione, all’educazione, all’arte o alla scienza o contro i monumenti storici.