"TABULA RASA? NEUROSCIENZE E CULTURE". FIRENZE, DAL 4 AL 6 APRILE 2019

 

Tabula Rasa? Neuroscienze e culture

Esistono tendenze o atteggiamenti pre-culturali "innati" comuni a tutta la specie umana? E’ ipotizzabile che alcuni aspetti delle culture si trasmettano attraverso mutazioni genetiche ereditarie? Il cervello funziona in modo diverso in ambienti culturali diversi e condiziona la percezione del mondo?

Per rispondere a queste e altre domande è iniziato ieri a Firenze un convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Intercultura, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, al quale ha partecipato anche il nostro Presidente Franco Bernabè per parlare di diversità culturale.

Nel suo intervento Bernabè ha richiamato il grande antropologo e filosofo Claude Levi Strauss, che nel 1949 in occasione di una Conferenza generale dell’UNESCO dedicata alla lotta contro i pregiudizi razziali, sottolineò con forza il valore della diversità culturale e la necessità che la diversità venisse salvaguardata.

Ha ricordato l’impegno dell’Unesco, che nel 1950 portò alla dichiarazione sulla non scientificità del concetto di razze umane, nel 1966 a dichiarare l’apartheid come crimine contro l’umanità e nel 1978 alla dichiarazione dell’ONU sulla razza e sui pregiudizi razziali, nella quale veniva riaffermato il concetto che “non vi è alcuna prova che i gruppi umani differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate riguardo all’intelligenza e al comportamento.” Più di recente, nel 2009 l’UNESCO ha prodotto il rapporto “Investing in cultural diversity and intercultural dialogue.”

Bernabè ha avviato una riflessione sulle conseguenze dell’apertura dei mercati e della maggiore libertà di circolazione delle persone, che nel tempo ha portato non alla ibridazione delle culture bensì ad una “rischiosa affermazione del concetto di identità”: un concetto che può portare all’isolamento e al conflitto e che rischia di stravolgere le ragioni che hanno portato l’UNESCO a lavorare per il riconoscimento del valore universale del patrimonio culturale di ciascuna nazione.

E’ dunque necessario tornare a riflettere sulla diversità e sull’esistenza di un’altra sua dimensione, che non dipende dal contesto storico, sociale e culturale nel quale avviene la formazione della personalità, ma dai meccanismi più profondi di funzionamento del cervello.

I progressi compiuti dalle neuroscienze, ha sostenuto Bernabè, consentono di approfondire questa dimensione della diversità culturale e il convegno è “estremamente coraggioso nella scelta dei temi che intende esplorare”, in quanto apre orizzonti nuovi anche in termini di scelte politiche