SCOMPARSA DEL CURATORE E CRITICO D'ARTE GERMANO CELANT, TEORICO DEL MOVIMENTO DELL'ARTE POVERA.

 

È morto oggi all’età di 80 anni, dopo un mese di ricovero presso l’Ospedale San Raffaele di Milano a causa del coronavirus, il padre dell’Arte Povera italiana: Germano Celant. Tempestivo è giunto il cordoglio da parte del Ministro del MiBACT Dario Franceschini: “Oggi il mondo della cultura e della creatività piange la scomparsa di un suo altro grande esponente. Germano Celant, critico d'arte e curatore cui si deve una delle avanguardie creative italiane più feconde del Novecento, lascia un'Italia impoverita del suo genio e del suo talento”.
L'Arte Povera è un movimento che nasce nell'ambito dell’arte concettuale e informale. La prima esposizione di opere povere viene inaugurata nella Galleria La Bertesca di Genova nel 1967. Il nome di questo movimento rimanda al teatro povero teorizzato ad opera del drammaturgo e regista polacco Jerzy Grotowski che aveva proposto dagli anni Sessanta un teatro basato sul coinvolgimento dello spettatore e sulla valorizzazione dell’attore e in onore del quale l’UNESCO ha dichiarato il 2009 “Anno Grotowski”. Allo stesso modo l’Arte Povera si manifesta “nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”. Gli artisti di quest’arte utilizzano materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali e ricorrono sovente all’installazione come spazio in cui si concretizza la relazione tra opera/performance, ambiente e spettatore. Fu Celant a raccogliere attorno a questa espressione artistica personaggi del calibro di Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Janis Kounellis, Pino Pascali, Gilberto Zorio, Emilio Prini, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti e Giulio Paolini.

Nella foto copertina del catalogo della mostra al museo Guggenheim di New York "The Italian Metamorphosis, 1943-1968" a cura di Germano Celant