"INTERNATIONAL SCHOOL OF CULTURAL HERITAGE"  DELLA FONDAZIONE SCUOLA DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI
"International School of Cultural Heritage"  della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali

 

Si è svolto oggi il seminario conclusivo della prima edizione della International School of Cultural Heritage  della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali. Si tratta di un programma di aggiornamento professionale mirato alla gestione e alla valorizzazione dei siti e dei musei archeologici e dedicato all’incontro tra professionisti stranieri e italiani del patrimonio culturale.

Tra gli altri, ha preso la parola all’appuntamento la Viceministra del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) Marina Sereni la quale ha evidenziato come questo programma rappresenti un prezioso segnale dell’impegno del Governo nel rafforzare e sviluppare i legami tra l’Italia e i paesi dell’area del Mediterraneo, area dove operano la maggior parte delle missioni italiane all’estero. Queste missioni rappresentano non soltanto, attività scientifiche di grande importanza, ma anche uno strumento estremamente valido per formare gli operatori locali e per il trasferimento delle conoscenze in settori come il restauro e l’archeologia in cui l’Italia occupa una posizione di eccellenza a livello mondiale. La protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale materiale e immateriale sono d’importanza fondamentale per l’umanità e rappresentano uno strumento strategico di dialogo, d’inclusione pertanto di pace.

Ernesto Ottone Ramírez, Direttore Aggiunto UNESCO per la Cultura ha ribadito come l’area del Mediterraneo sia ricca di patrimoni culturali che ne fanno una delle aree archeologiche più visitate al mondo. I siti archeologici hanno un profondo significato per l’umanità, la loro importanza intrinseca per il futuro e le prossime generazioni è stata riconosciuta da vari patti internazionali per esempio la Convenzione UNESCO del 1972 per la Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale. In questi anni abbiamo assistito a crescenti minacce per i siti come la rapida urbanizzazione, il degrado ambientale, la straordinaria crescita del turismo di massa, i disastri naturali, il cambiamento climatico e i conflitti armati. Il Direttore ha esortato a non dimenticare che i siti archeologici non sono risorse rinnovabili e che necessitano di una costante gestione e di una continua manutenzione. Ogni sito deve infatti avere un piano sistematico che tenga conto delle risorse disponibili, della normativa nazionale e dei valori di tutti i soggetti coinvolti comprese le comunità locali. Il 30% dei siti e musei archeologici è tuttora chiuso a causa della crisi sanitaria. Al picco della pandemia il 92% di tutti i siti era chiuso. Ciò ha causato un considerevole calo degli introiti che ha avuto un impatto negativo sulle comunità locali e sulle loro economie. Al contempo questa crisi ci spinge a riflettere sulle strategie più sostenibili e resilienti e sulle soluzioni digitali che possano contribuire alla gestione, al monitoraggio e alla conservazione di questi siti in futuro.

Infine, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, si è detto molto orgoglioso della scuola che non offre solo il trasferimento di know how e formazione, ma che contemporaneamente mette i partecipanti nelle condizioni di avere uno scambio reciproco di esperienze sul campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale, un campo in cui l’Italia esercita un ruolo di leadership. La scuola è finalizzata a divenire un luogo in cui si trasformano le formazioni acquisite durante gli studi universitari pregressi in una specializzazione mirata a ottenere figure adatte a fare i soprintendenti, i direttori dei musei insomma professionalità specifiche per mettere a frutto quel know how che in Italia è molto radicato e per formare delle classi dirigenti che si occuperanno nei loro paesi di cultura, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale restando legate tra loro grazie a un’esperienza condivisa, come la comune frequentazione di una scuola. Un’altra delle sfide del futuro sarà realizzare nel campo della cultura quello che è stato realizzato nel campo della sanità e cioè integrare l’esperienza universitaria con quella pratica di sperimentazione sul campo. In Italia esistono molte facoltà che si occupano di beni e attività culturali e allo stesso tempo ci sono le soprintendenze e i musei radicati in tutto il territorio. L’integrazione di queste due esperienze avrebbe un enorme potenziale di formazione, di ricerca e di innovazione.

Il seminario ha voluto rappresentare un’occasione di dialogo e di lavoro per formulare suggerimenti e ulteriori iniziative di scambio per il futuro in un’ottica di collaborazione internazionale.

La registrazione del dibattito sarà disponibile sul sito Fondazione Scuola Beni Attività Culturali