RETE MONDIALE DEI MUSEI DELL’ACQUA: “INIZIATIVA FARO” DI UNESCO-IHP PER EDUCARE A UN USO PIÙ CONSAPEVOLE DELL’ACQUA E PROMUOVERE I PATRIMONI ACQUATICI

La Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua (Global Network of Water Museums - WAMU-NET) è una “iniziativa faro” del Programma Idrologico Intergovernativo (IHP) dell’UNESCO volta a promuovere il valore dei patrimoni dell’acqua ereditati, sia culturali che naturali, nell’ambito dell’Agenda 2030.

È una rete in costante crescita che oggi comprende circa 60 musei e istituzioni di 30 diversi paesi: dall’Italia all’Olanda, passando per Spagna, Francia, Regno Unito, Germania, Croazia, Romania e Grecia; inoltre, fuori dall’Europa conta membri attivi in Cina, Corea del Sud, India, Turchia, Marocco, Burkina Faso, Uruguay, Messico, Stati Uniti e altri paesi ancora. In un’epoca caratterizzata da un’allarmante crisi idrica planetaria, i musei che vi aderiscono sono impegnati, a vario titolo, nella realizzazione di progetti educativi sul valore inestimabile dell’acqua e dello sviluppo sostenibile. Assieme, tali musei e centri di interpretazione raggiungono complessivamente un bacino di oltre 25 milioni di visitatori all’anno.

La Rete WAMU-NET è stata riconosciuta nel 2018 dalla Risoluzione n.XXIII-5 del Consiglio Intergovernativo di UNESCO-IHP e oggi ha sede a Venezia. È una delle undici “iniziative faro” del Programma Idrologico dell’UNESCO, nonché l’unica a essere gestita dal nostro paese. Promossa dall’Italia alle Nazioni Unite, WAMU-NET va oltre il concetto tradizionale di “museo”, per includere a pieno titolo sia i patrimoni di civiltà dell’acqua presenti nei territori (naturali e culturali, tangibili e intangibili) che le comunità ancor oggi attive per preservare usi e valori ancestrali del prezioso elemento liquido.

Mettendo al centro musei, ecomusei e varie istituzioni impegnate a promuovere l’educazione a un uso più consapevole dell’acqua, la Rete WAMU-NET mira ad affermare un nuovo paradigma di sviluppo. Uno sviluppo che, nell’era dell’Antropocene, richiede maggiore attenzione e rispetto verso la natura. Per questo va coltivato non solo con attività educative ma anche con l’ausilio di maggiori frequentazioni dell’elemento liquido e attività all’aria aperta, a stretto contatto con la natura, allo scopo di alimentare nuove consapevolezze e percezioni da parte di ogni persona – aspetti indispensabili per prevenire ulteriori forme di spreco e inquinamento di un bene tanto prezioso, quanto fragile.

Riqualificare, tutelare e promuovere i patrimoni dell’acqua naturali e culturali su scala globale diventa dunque lo stimolo per riportare l’attenzione verso quei capitali di conoscenza che nei secoli hanno generato modelli lungimiranti e di gestione accorta dell’acqua. Modelli che è importante rivalutare per il futuro affinché l’acqua assuma un valore simbolico ma al tempo stesso concreto, in grado di incidere su nuovi stili di vita e modelli di cittadinanza. Per questo, non solo centri di interpretazione e musei in senso stretto sono ammessi nel novero della Rete WAMU-NET, ma anche gli eco-musei e i diversi patrimoni di natura e cultura legati all’acqua, in quanto naturali prolungamenti di attività espositive e didattiche nel territorio. Prosecuzioni che includono sia parchi e riserve naturalistiche che architetture e opere monumentali costruite per la loro speciale relazione con l’acqua: ville, castelli, giardini storici, fontane, ninfei, cisterne, acquedotti, mulini, vie d’acqua navigabili, manufatti idraulici e via dicendo.

Tutti questi patrimoni costituiscono le preziose testimonianze di come attraverso i secoli - e tramite un uso accorto dell’acqua - siano stati modellati veri e propri ‘paesaggi dell’acqua’ sia in ambito urbano che rurale. Per definizione, tali beni comprendono anche i modelli di gestione e le buone pratiche nell’uso dell’acqua - frutto dell’ingegno umano per un uso sostenibile della risorsa. Si tratta di modelli gestionali testati e perfezionati da innumerevoli generazioni e che hanno plasmato paesaggi acquatici unici al mondo, modelli che oltre a soddisfare le esigenze produttive hanno saputo tutelare e persino favorire la biodiversità e l’armoniosa convivenza fra diverse specie vegetali e animali. Fra gli esempi più significativi basti ricordare gli armoniosi paesaggi terrazzati per le coltivazioni di riso in Indonesia e in Cina, o quelli della costiera amalfitana per la produzione di agrumi; le huertas di Valencia, in Spagna, create per mezzo di avanzate tecniche irrigue di matrice arabo-andalusa - o le oasi nei deserti del Nordafrica, frutto di una sapiente gestione in ambienti di scarsità estrema. In altre latitudini, dove invece l’elemento liquido abbonda, basti menzionare l’uso multifunzionale delle vie d’acqua navigabili: fiumi ma anche canali artificiali realizzati da città come Milano e Venezia, nel cui entroterra diversi interessi agricoli e commerciali hanno potuto convivere con la manutenzione di idrografie ecologicamente vive, oltre che esteticamente pregevoli. Non a caso, molti di questi luoghi sono stati immortalati dalle opere ingegneristiche, architettoniche e pittoriche di autorevoli personalità che hanno saputo interpretare l’acqua nella sua dimensione culturale, sociale e olistica (non solo funzionale), quali Leonardo da Vinci, Andrea Palladio e Antonio Canaletto.

Valorizzando simili paesaggi dell’acqua oggi si possono affermare nuove visioni e nuove politiche di sviluppo, volte a stimolare attività all’aria aperta e pratiche salutari di ecoturismo centrate sulla mobilità sostenibile (a piedi, in bicicletta, in barca), stimolo prezioso per alimentare le microeconomie di un territorio florido e vitale, nonché l’immaginario della sostenibilità per le future generazioni.

Per l’intrinseca attrattività dei paesaggi naturali e culturali dell’acqua, il turismo ‘responsabile’ riveste dunque un ruolo cruciale nel diffondere gli obiettivi di questa nuova ‘iniziativa faro’ del Programma Idrologico dell’UNESCO. Un turismo che conferisce un particolare significato alla dimensione esperienziale del viaggio e all’esplorazione dei territori, a partire da quanto è possibile visitare e riscoprire dietro casa, scuola o il luogo di lavoro. Le pratiche ecoturistiche svolgono infatti un ruolo cruciale per riavvicinare le persone all’acqua e ai suoi luoghi di valore, affermando al contempo l’urgenza e la necessità di conseguire gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile.

 

 

Il concorso a premi per giovani The Water We Want (L’acqua che vogliamosi propone di stimolare nuove percezioni e consapevolezze verso tutti i patrimoni acquatici, sia naturali che culturali, collegandoli agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. Il concorso è stato lanciato dalla Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua (WAMU-NET) per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità d’espressione, comunicando le loro autentiche e genuine visioni sulla crisi idrica globale e sugli effetti che ne conseguono per le persone e la natura.

La prima edizione del concorso a premi (2020) ha coinvolto ragazze e ragazzi dai 6 ai 18 anni di 20 diversi paesi. Fra migliaia di disegni, fotografie e video elaborati da scuole e istituti educativi di tutto il mondo sono stati selezionati 104 lavori significativi, 6 vincitori e 14 menzioni speciali. Sulla scorta dei lavori elaborati dai giovani, la Rete WAMU-NET ha lanciato una campagna di comunicazione parallela su social, stampa, radio e TV. Tramite 22 video-post e realizzati dal video maker italiano Giuseppe La Spada, la campagna di comunicazione (realizzata in collaborazione con l’Ufficio UNESCO di Pechino), ha raggiunto oltre 130.000 persone nella sola lingua inglese. Contestualmente sono state avviate delle campagne parallele sia in lingua cinese che spagnola. I contenuti realizzati dai giovani ambasciatori dell’acqua di tutto il mondo sono dunque stati diffusi anche a un vasto pubblico in Cina e America Latina.

Tutte le opere inviate sono state selezionate dai musei dell’acqua aderenti alla Rete WAMU-NET e confermano la forte aspirazione dei giovani a traghettare l’umanità verso nuove consapevolezze e nuove percezioni nell’uso dell’acqua, sostenendo un diverso paradigma di sviluppo e visioni gestionali innovative. Molti dei lavori selezionati hanno infatti evidenziato le contraddizioni insite in processi di sviluppo che oggi vanno radicalmente ripensati, a causa delle conseguenze insostenibili che comportano: da plastiche e microplastiche riversate nei fiumi e quindi negli oceani (che alimentano le ormai tristemente note isole di plastica) ai fenomeni di inquinamento diffuso che cancellano la biodiversità; dalle situazioni poco lungimiranti e di sovrasfruttamento della risorsa alla mancanza di un’acqua ‘sicura’ che miete ancora nei Sud del Mondo milioni di vittime, in particolare tra i bambini - malgrado il riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano.

Con la seconda edizione del concorso a premi (2021), la Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua porterà al prossimo World Water Forum di Dakar (2022), le voci e le testimonianze dei giovani ambasciatori dell’acqua per esprimere le loro genuine visioni su fiumi, ecosistemi e patrimoni acquatici all’interno della mostra Living Waters Heritage. L’obiettivo è stimolare la creazione di nuovi musei, eco-musei e centri d’interpretazione sui patrimoni acquatici anche nel continente africano, oltre che di nuove reti di educatori sui temi dell’acqua e dello sviluppo sostenibile.

 

 

 

                                                                                                                                                                                               14.04.2021