Signor Presidente,
mi permetta, in primo luogo, di farmi portatore
di sentimenti di gratitudine verso di Lei da parte della
Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO per aver voluto
concedere questa udienza, che ci permette di portarLe i frutti di
alcune riflessioni, del lavoro del nostro Ufficio e, più in
generale, di quanto l’Italia partecipi all’attività unescana.
Chi, come me, ha avuto la ventura di essere
presente all’inaugurazione della Conferenza Generale dell’UNESCO
di due anni fa, non ha potuto non percepire due elementi nella
calorosissima accoglienza riservata alla Sua persona dai Delegati
e nella lunga ovazione che ha seguito il Suo interessante
discorso. Da un lato si evidenziava il rispetto, la stima, la
simpatia per lo Statista. Dall’altro, emergeva il sintomo di
come riesca ad esprimersi la grande tradizione culturale e
scientifica del nostro Paese nell’ambito dell’Organizzazione
delle Nazioni Unite per la Scienza, la Cultura, l’Educazione e
la Comunicazione,
Il 16 novembre del 1945, quando ancora non si
era spento l’eco del conflitto che aveva travolto e stravolto l’umanità,
veniva firmata la Carta Fondamentale dell’UNESCO, destinata dopo
meno di un anno, il 4 novembre 1946, a divenire operativa con la
ratifica da parte di 20 Stati. Oggi, a distanza di 60 anni, nello
stesso periodo a cavallo degli anni 2005-2006, l’UNESCO celebra
quel percorso con cui l’umanità si sforzava di porre le basi di
una “Repubblica mondiale della Cultura” come argini alla
barbarie dei conflitti armati, come laboratorio per la crescita
della coscienza civile nelle generazioni future. L’adesione
della Repubblica Italiana all’Organizzazione, compiutasi il 27
gennaio 1948, rappresentò in quella circostanza il primo
importante passo per il nostro Paese, reduce dalla sconfitta, ma
libero dal giogo nazifascista, verso una nuova legittimazione
nella collettività internazionale.
La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO,
come le sue omologhe in altri Stati, ha, durante questo lungo
tragitto, cercato di fare del suo meglio sia per essere “l’ufficiale
di collegamento” fra le realtà culturali e la società civile
del nostro Paese e l’Organizzazione sia per fornire la sua
attività di consulenza al Governo nazionale. L’Italia è stata
ed è presente, proprio grazie alla forte partecipazione dei suoi
ambienti culturali e scientifici, alle grandi iniziative unescane.
Basti ricordare, per restare ai tempi più recenti, l’impegno
nelle aree di post-conflitto nei Balcani, il ruolo giocato nella
salvaguardia, nel restauro e nel recupero del patrimonio culturale
iracheno e afghano, il contributo al dibattito sulla bioetica e
sulla diversità culturale, la presenza costruttiva nei settori
idrografico e oceanografico e, last but not least, la
partecipata attività nei settori del patrimonio culturale
materiale e immateriale, e anche naturale. L’Italia è al primo
posto tra gli Stati del mondo, con 40 siti iscritti nella lista
unescana del patrimonio storico-artistico e paesaggistico. Ma si
rafforza la sua presenza anche nel campo del patrimonio
immateriale, che proprio in questi giorni ha visto l’inserimento,
tra i suoi capolavori, del canto a tenore sardo e in quello
della Memoria del Mondo, nel cui registro è stato quest’anno
iscritto, primo bene italiano, quel tesoro dello spirito umano e,
insieme, quella espressione eccellente delle virtù civiche, che
è la Biblioteca Malatesta Novello di Cesena.
A questo proposito, mi permetterà, signor
Presidente, di poterLe presentare, non appena uscirà dai torchi,
un volume dedicato a quest’ultimo tesoro del sapere umanistico e
al suo meraviglioso contenitore architettonico che la Commissione
Nazionale sta realizzando in collaborazione con l’Editrice
FMR-Art’è.
Le recenti polemiche mosse da una pur
prestigiosa rivista straniera sul ruolo e sul valore scientifico
dell’UNESCO, specie nel settore dei Patrimoni dell’Umanità,
non solo non sfiorano il nostro Paese, anzi sono, paradossalmente,
per noi motivo di orgogliosa riflessione, avendo alle nostre
spalle, per i siti già iscritti, e davanti a noi, per quelli che
sono in attesa, una tale ricchezza indiscussa di bellezze
storiche, artistiche e paesaggistiche che da soli potremmo forse
sostenere tutto il “peso” della scientificità del programma
unescano.
Ma l’impegno dell’UNESCO è fin dalla sua
nascita, principalmente rivolto all’educazione. Le cifre degli
ultimi rapporti unescani ci rendono tristemente coscienti del
fatto che, nel mondo, poco meno di 800 milioni di persone sono
assolutamente incapaci di accedere alla comunicazione scritta e
che tra di essi è ancora, e in alcuni Paesi drammaticamente,
molto accentuato il numero delle donne, delle giovani, delle
ragazze, delle bambine. Questo contesto è tragicamente
coincidente, sicuramente nelle cifre, ma probabilmente anche nella
concreta realtà, con quello della estrema povertà e con quello
della impossibilità di fruire di risorse alimentari ed idriche
sufficienti per un minimo sostentamento.
Chi Le parla, signor Presidente, è un uomo di
scuola, che ha dedicato da quasi quarant'anni gran parte, per non
dire tutto il suo percorso professionale all’insegnamento
universitario e che conseguentemente non può che credere nei
valori dell’educazione e nel dovere, per la società, di
rilasciare ai giovani un passaporto di qualità per il futuro. Ai
giovani bisogna offrire non solo speranze, non solo prospettive,
ma anche e soprattutto una religione civile dell’impegno e delle
proposte di modelli di sviluppo individuali e collettivi,
possibili, concreti e compatibili con lo stato delle risorse e con
le possibilità di crescita della personalità e dei contesti
umani, sociali, economici e culturali. In altre parole, occorre
confrontarsi con la sostenibilità delle nostre proposte, dei
nostri modelli di sviluppo.
In questa logica, uno dei più rilevanti
impegni delle Nazioni Unite, che vede l’UNESCO quale Agenzia
capofila, è quello dell’attuazione, nel periodo 2005-2014, di
un Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Si tratta
di una proposta concretatasi nel Vertice di Johannesburg del 2002,
ove, all’unanimità, gli Stati delle Nazioni Unite hanno
individuato nell’educazione l’ambito strategico individuale e
collettivo verso la sostenibilità. In tale ottica, Governi e
società civile sono chiamati ad affrontare vigorosamente le
tematiche della sostenibilità, per formare una cittadinanza
attiva e consapevole non solo con interventi settoriali, bensì
con azioni complessive forti, continue e coerenti.
Si tratta, quindi, di ripensare modelli
educativi consolidati nell’ottica di rendere vivibile, o più
vivibile, la realtà attuale e di consegnare a chi verrà dopo di
noi, ai giovani e ai giovanissimi, un mondo incamminato non sulla
via degli scompensi o addirittura verso percorsi suicidi, ma,
piuttosto, orientato armonicamente ad una crescita pensosa del
bene comune, sia nel breve che nel lungo periodo.
Educazione allo sviluppo sostenibile, dunque.
Ma quale? L’UNESCO è riuscita ad elaborare un robusto quadro
complessivo: non si tratta di una materia di studio, ma di
qualcosa che permea l’intero programma di studi e che, anzi, lo
trascende, integrando momenti formativi e auto-formativi durante
tutto il percorso della vita dell’individuo. E’ un’educazione
che non deve fornire risposte puntuali, quanto piuttosto dotare
giovani e adulti degli strumenti adatti a far fronte a
problematiche in evoluzione, a sfide sempre nuove. Non deve essere
un vettore inerte di nozioni, ma stimolare il pensiero critico, il
senso d’incertezza e del limite riferito agli effetti del nostro
agire quotidiano, indurre il senso della collettività e della
responsabilità nei confronti del mondo in cui viviamo.
L’UNESCO ha posto l’accento sull’importanza
di attivare per il Decennio partenariati a tutti i livelli,
sottolineando in particolare il ruolo della società civile, del
settore privato, dei media e delle istituzioni. È su tale scia
che si è attivata la Commissione Nazionale Italiana, potendosi
avvalere in tale compito dell’eccellente supporto fornito dal
Comitato scientifico, istituito ad hoc e affidato alla
guida scientifica dei professori Gianni Mattioli, Massimo Scalia e
Aurelio Angelini. Il primo passo del lungo percorso decennale è
stato quello di promuovere la creazione di una piattaforma comune
che riunisse i principali soggetti del settore, pubblici e
privati. Si tratta del “Comitato nazionale dell’Educazione
allo Sviluppo Sostenibile”, composto da istituzioni (Ministeri,
Regioni e Province Autonome, Agenzie di protezione ambientale),
associazioni di categoria (imprese, sindacati, agricoltori,
consumatori..), associazioni ambientaliste, ONG per lo sviluppo,
centri di ricerca, istituti di formazione. Tale Comitato,
coordinato dalla Commissione Italiana UNESCO, lavorerà sulla base
di un documento strategico e programmatico, il c.d. “Impegno
comune di persone e organizzazioni per il Decennio dell’Educazione
allo Sviluppo Sostenibile”, che indica le linee d’azione
prioritarie su cui saranno fatte convergere le attività delle
varie organizzazioni nel Decennio. Il documento è stato elaborato
secondo un processo partecipativo, che ha visto coinvolti tutti
gli enti e organizzazioni in questione.
E’ questo, signor Presidente, il documento
che ci permettiamo di presentarLe e consegnarLe e che si fregia
dell’autorevole appoggio del Premio Nobel professoressa Rita
Levi Montalcini che ha accettato entusiasticamente di aiutarci nel
diffonderlo. La Commissione Nazionale Italiana e il Comitato
scientifico per il Decennio allo sviluppo sostenibile
intenderebbero, signor Presidente, non solo fornirLe una doverosa
e puntuale informazione su un ragguardevole percorso educativo,
destinato a coinvolgere l’intera comunità nazionale, ma
consegnarLe una testimonianza dell’impegno loro e dei molteplici
soggetti istituzionali e della società civile che ad esso hanno
aderito, nella direzione della costituzione di un patrimonio
individuale e collettivo di atteggiamenti, comportamenti e
riflessioni, di una cultura, in altre parole, che si proponga
quale barriera di fronte a quanto di insensato l’uomo è stato
capace di fare e a quanto la natura, forse come grande protesta
degli elementi, ha portato come sconvolgimento del pianeta.
Sono certo, siamo certi, signor Presidente, che
la Sua sensibilità e la Sua autorevolezza, saranno preziose
alleate della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del
Comitato scientifico in questa intrapresa.
Di essa, signor Presidente, vorremmo lasciarLe
anche una testimonianza tangibile in quest’opera d’arte che
simboleggia la proiezione verso il futuro che lo scultore Pasquale
Basile ha realizzato, donandola alla Commissione Nazionale e che
è divenuta il logo e l’emblema per la campagna italiana per l’Educazione
allo sviluppo sostenibile.
Nel manifesto che la Commissione Nazionale ha
realizzato per il Decennio, sono state riprese poche parole di
Martin Luther King, che emblematicamente sintetizzano la nostra
concezione del Decennio: “Non possiamo procedere da soli… non
possiamo voltare le spalle”. Mi creda, signor Presidente, non è
solo una citazione entrata ormai nel nostro patrimonio comune, è
un impegno ed un impegno di sostanza, preso qui, dinanzi a Lei,
chiaro e forte.
Prof. Giovanni Puglisi