COMMISSIONE   NAZIONALE   ITALIANA


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Allocuzione del Prof. Giovanni Puglisi 
in occasione della visita della 
Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO
 al  Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale

Roma, 12 dicembre 2005
 

 

Signor Presidente,

mi permetta, in primo luogo, di farmi portatore di sentimenti di gratitudine verso di Lei da parte della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO per aver voluto concedere questa udienza, che ci permette di portarLe i frutti di alcune riflessioni, del lavoro del nostro Ufficio e, più in generale, di quanto l’Italia partecipi all’attività unescana.

Chi, come me, ha avuto la ventura di essere presente all’inaugurazione della Conferenza Generale dell’UNESCO di due anni fa, non ha potuto non percepire due elementi nella calorosissima accoglienza riservata alla Sua persona dai Delegati e nella lunga ovazione che ha seguito il Suo interessante discorso. Da un lato si evidenziava il rispetto, la stima, la simpatia per lo Statista. Dall’altro, emergeva il sintomo di come riesca ad esprimersi la grande tradizione culturale e scientifica del nostro Paese nell’ambito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Scienza, la Cultura, l’Educazione e la Comunicazione,

Il 16 novembre del 1945, quando ancora non si era spento l’eco del conflitto che aveva travolto e stravolto l’umanità, veniva firmata la Carta Fondamentale dell’UNESCO, destinata dopo meno di un anno, il 4 novembre 1946, a divenire operativa con la ratifica da parte di 20 Stati. Oggi, a distanza di 60 anni, nello stesso periodo a cavallo degli anni 2005-2006, l’UNESCO celebra quel percorso con cui l’umanità si sforzava di porre le basi di una “Repubblica mondiale della Cultura” come argini alla barbarie dei conflitti armati, come laboratorio per la crescita della coscienza civile nelle generazioni future. L’adesione della Repubblica Italiana all’Organizzazione, compiutasi il 27 gennaio 1948, rappresentò in quella circostanza il primo importante passo per il nostro Paese, reduce dalla sconfitta, ma libero dal giogo nazifascista, verso una nuova legittimazione nella collettività internazionale.

La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, come le sue omologhe in altri Stati, ha, durante questo lungo tragitto, cercato di fare del suo meglio sia per essere “l’ufficiale di collegamento” fra le realtà culturali e la società civile del nostro Paese e l’Organizzazione sia per fornire la sua attività di consulenza al Governo nazionale. L’Italia è stata ed è presente, proprio grazie alla forte partecipazione dei suoi ambienti culturali e scientifici, alle grandi iniziative unescane. Basti ricordare, per restare ai tempi più recenti, l’impegno nelle aree di post-conflitto nei Balcani, il ruolo giocato nella salvaguardia, nel restauro e nel recupero del patrimonio culturale iracheno e afghano, il contributo al dibattito sulla bioetica e sulla diversità culturale, la presenza costruttiva nei settori idrografico e oceanografico e, last but not least, la partecipata attività nei settori del patrimonio culturale materiale e immateriale, e anche naturale. L’Italia è al primo posto tra gli Stati del mondo, con 40 siti iscritti nella lista unescana del patrimonio storico-artistico e paesaggistico. Ma si rafforza la sua presenza anche nel campo del patrimonio immateriale, che proprio in questi giorni ha visto l’inserimento, tra i suoi capolavori, del canto a tenore sardo e in quello della Memoria del Mondo, nel cui registro è stato quest’anno iscritto, primo bene italiano, quel tesoro dello spirito umano e, insieme, quella espressione eccellente delle virtù civiche, che è la Biblioteca Malatesta Novello di Cesena.

A questo proposito, mi permetterà, signor Presidente, di poterLe presentare, non appena uscirà dai torchi, un volume dedicato a quest’ultimo tesoro del sapere umanistico e al suo meraviglioso contenitore architettonico che la Commissione Nazionale sta realizzando in collaborazione con l’Editrice FMR-Art’è.

Le recenti polemiche mosse da una pur prestigiosa rivista straniera sul ruolo e sul valore scientifico dell’UNESCO, specie nel settore dei Patrimoni dell’Umanità, non solo non sfiorano il nostro Paese, anzi sono, paradossalmente, per noi motivo di orgogliosa riflessione, avendo alle nostre spalle, per i siti già iscritti, e davanti a noi, per quelli che sono in attesa, una tale ricchezza indiscussa di bellezze storiche, artistiche e paesaggistiche che da soli potremmo forse sostenere tutto il “peso” della scientificità del programma unescano.

Ma l’impegno dell’UNESCO è fin dalla sua nascita, principalmente rivolto all’educazione. Le cifre degli ultimi rapporti unescani ci rendono tristemente coscienti del fatto che, nel mondo, poco meno di 800 milioni di persone sono assolutamente incapaci di accedere alla comunicazione scritta e che tra di essi è ancora, e in alcuni Paesi drammaticamente, molto accentuato il numero delle donne, delle giovani, delle ragazze, delle bambine. Questo contesto è tragicamente coincidente, sicuramente nelle cifre, ma probabilmente anche nella concreta realtà, con quello della estrema povertà e con quello della impossibilità di fruire di risorse alimentari ed idriche sufficienti per un minimo sostentamento.

Chi Le parla, signor Presidente, è un uomo di scuola, che ha dedicato da quasi quarant'anni gran parte, per non dire tutto il suo percorso professionale all’insegnamento universitario e che conseguentemente non può che credere nei valori dell’educazione e nel dovere, per la società, di rilasciare ai giovani un passaporto di qualità per il futuro. Ai giovani bisogna offrire non solo speranze, non solo prospettive, ma anche e soprattutto una religione civile dell’impegno e delle proposte di modelli di sviluppo individuali e collettivi, possibili, concreti e compatibili con lo stato delle risorse e con le possibilità di crescita della personalità e dei contesti umani, sociali, economici e culturali. In altre parole, occorre confrontarsi con la sostenibilità delle nostre proposte, dei nostri modelli di sviluppo.

In questa logica, uno dei più rilevanti impegni delle Nazioni Unite, che vede l’UNESCO quale Agenzia capofila, è quello dell’attuazione, nel periodo 2005-2014, di un Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Si tratta di una proposta concretatasi nel Vertice di Johannesburg del 2002, ove, all’unanimità, gli Stati delle Nazioni Unite hanno individuato nell’educazione l’ambito strategico individuale e collettivo verso la sostenibilità. In tale ottica, Governi e società civile sono chiamati ad affrontare vigorosamente le tematiche della sostenibilità, per formare una cittadinanza attiva e consapevole non solo con interventi settoriali, bensì con azioni complessive forti, continue e coerenti.

Si tratta, quindi, di ripensare modelli educativi consolidati nell’ottica di rendere vivibile, o più vivibile, la realtà attuale e di consegnare a chi verrà dopo di noi, ai giovani e ai giovanissimi, un mondo incamminato non sulla via degli scompensi o addirittura verso percorsi suicidi, ma, piuttosto, orientato armonicamente ad una crescita pensosa del bene comune, sia nel breve che nel lungo periodo.

Educazione allo sviluppo sostenibile, dunque. Ma quale? L’UNESCO è riuscita ad elaborare un robusto quadro complessivo: non si tratta di una materia di studio, ma di qualcosa che permea l’intero programma di studi e che, anzi, lo trascende, integrando momenti formativi e auto-formativi durante tutto il percorso della vita dell’individuo. E’ un’educazione che non deve fornire risposte puntuali, quanto piuttosto dotare giovani e adulti degli strumenti adatti a far fronte a problematiche in evoluzione, a sfide sempre nuove. Non deve essere un vettore inerte di nozioni, ma stimolare il pensiero critico, il senso d’incertezza e del limite riferito agli effetti del nostro agire quotidiano, indurre il senso della collettività e della responsabilità nei confronti del mondo in cui viviamo.

L’UNESCO ha posto l’accento sull’importanza di attivare per il Decennio partenariati a tutti i livelli, sottolineando in particolare il ruolo della società civile, del settore privato, dei media e delle istituzioni. È su tale scia che si è attivata la Commissione Nazionale Italiana, potendosi avvalere in tale compito dell’eccellente supporto fornito dal Comitato scientifico, istituito ad hoc e affidato alla guida scientifica dei professori Gianni Mattioli, Massimo Scalia e Aurelio Angelini. Il primo passo del lungo percorso decennale è stato quello di promuovere la creazione di una piattaforma comune che riunisse i principali soggetti del settore, pubblici e privati. Si tratta del “Comitato nazionale dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile”, composto da istituzioni (Ministeri, Regioni e Province Autonome, Agenzie di protezione ambientale), associazioni di categoria (imprese, sindacati, agricoltori, consumatori..), associazioni ambientaliste, ONG per lo sviluppo, centri di ricerca, istituti di formazione. Tale Comitato, coordinato dalla Commissione Italiana UNESCO, lavorerà sulla base di un documento strategico e programmatico, il c.d. “Impegno comune di persone e organizzazioni per il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile”, che indica le linee d’azione prioritarie su cui saranno fatte convergere le attività delle varie organizzazioni nel Decennio. Il documento è stato elaborato secondo un processo partecipativo, che ha visto coinvolti tutti gli enti e organizzazioni in questione.

E’ questo, signor Presidente, il documento che ci permettiamo di presentarLe e consegnarLe e che si fregia dell’autorevole appoggio del Premio Nobel professoressa Rita Levi Montalcini che ha accettato entusiasticamente di aiutarci nel diffonderlo. La Commissione Nazionale Italiana e il Comitato scientifico per il Decennio allo sviluppo sostenibile intenderebbero, signor Presidente, non solo fornirLe una doverosa e puntuale informazione su un ragguardevole percorso educativo, destinato a coinvolgere l’intera comunità nazionale, ma consegnarLe una testimonianza dell’impegno loro e dei molteplici soggetti istituzionali e della società civile che ad esso hanno aderito, nella direzione della costituzione di un patrimonio individuale e collettivo di atteggiamenti, comportamenti e riflessioni, di una cultura, in altre parole, che si proponga quale barriera di fronte a quanto di insensato l’uomo è stato capace di fare e a quanto la natura, forse come grande protesta degli elementi, ha portato come sconvolgimento del pianeta.

Sono certo, siamo certi, signor Presidente, che la Sua sensibilità e la Sua autorevolezza, saranno preziose alleate della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del Comitato scientifico in questa intrapresa.

Di essa, signor Presidente, vorremmo lasciarLe anche una testimonianza tangibile in quest’opera d’arte che simboleggia la proiezione verso il futuro che lo scultore Pasquale Basile ha realizzato, donandola alla Commissione Nazionale e che è divenuta il logo e l’emblema per la campagna italiana per l’Educazione allo sviluppo sostenibile.

Nel manifesto che la Commissione Nazionale ha realizzato per il Decennio, sono state riprese poche parole di Martin Luther King, che emblematicamente sintetizzano la nostra concezione del Decennio: “Non possiamo procedere da soli… non possiamo voltare le spalle”. Mi creda, signor Presidente, non è solo una citazione entrata ormai nel nostro patrimonio comune, è un impegno ed un impegno di sostanza, preso qui, dinanzi a Lei, chiaro e forte.

Prof. Giovanni Puglisi