50 ANNI DEL PROGRAMMA MAB: LE BIOSFERE DELL’UNESCO COME MODELLI DI INTEGRAZIONE E SVILUPPO
 50 anni del Programma MAB: le biosfere dell’UNESCO come modelli di integrazione e sviluppo

 

 

158 Paesi in tutto il mondo aderiscono al Programma UNESCO “Man and the Biosphere” (MAB), avviato nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente, attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile e che quest’anno ha compiuto 50 anni di attività.

 

L’ideazione e la promozione di questo importante programma si deve a tre accademici italiani: il biologo Adriano Buzzati-Traverso, che fu Vice Direttore Generale dell’UNESCO; l’ecologo Francesco Di Castri e l’agronomo Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, che divenne primo presidente del Comitato Tecnico Nazionale del MAB. A oggi, a livello mondiale, l’UNESCO ha riconosciuto 727 Riserve della Biosfera, luoghi di equilibrio tra natura, società e sviluppo, che dimostrano come i siti naturali possano essere esempio virtuoso di sviluppo sostenibile. In Italia le Riserve della Biosfera sono 20: la prima a essere stata nominata, nel 1977, è stata Collemuccio-Montedimezzo in Molise, con una grande varietà di foreste di abeti e querce; l’ultima entrata, lo scorso settembre, è la Riserva del Monte Grappa, in Veneto.

 

Cosa vuol dire essere una Riserva della Biosfera?

 

Ricevere questo riconoscimento significa entrare in un network di altre eccellenze in ambito ambientale, puntando a una maggiore conservazione e protezione della biodiversità: in questo modo è possibile, da un lato, recuperare il patrimonio storico-culturale del luogo, dall’altro diventare anche un polo di attrazione per i giovani che intendono lavorare in questi settori. È possibile inoltre accedere a vari programmi finanziati dall’Unione Europea, tra cui quelli di educazione nelle scuole e quelli focalizzati sulla lotta al cambiamento climatico. Le Riserve hanno anche il compito fondamentale di diffondere buone pratiche da adottare a livello collettivo: le cooperative formatesi al loro interno hanno contribuito, con creatività e consapevolezza, a un maggiore coinvolgimento delle varie comunità locali, dimostrando anche quanto sia importante la collaborazione tra comunità e territori, confermando così il Programma MAB come un modello di sostenibilità e integrazione tra biodiversità e attività economiche.

 

 

Immagine: Collemeluccio-Montedimezzo

 

30 novembre 2021