NEL 2021 OCCUPATI ARTIFICIALMENTE 70 KM2 DI TERRITORIO NAZIONALE: PRESENTATO IL RAPPORTO DEL SISTEMA NAZIONALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE SU "CONSUMO DI SUOLO, DINAMICHE TERRITORIALI E SERVIZI ECOSISTEMICI"
Nel 2021 occupati artificialmente 70 km2 di territorio nazionale: presentato il Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente su "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici"

E’ stata presentata il 26 luglio scorso l’Edizione 2022 del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”,  curata dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e le Agenzie per la Protezione dell’Ambiente delle Regioni e delle Province Autonome (ARPA/APPA).

 

Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo nel nostro Paese è tornato a crescere e nel 2021 ha sfiorato i 70 km2 di nuove coperture artificiali. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, di cui 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano esclusivamente edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

 

Oltre il 70% dell’incremento delle trasformazioni nazionali è concentrato nelle aree cittadine, dando luogo a uno sviluppo urbano non sempre sostenibile, poiché gli edifici sono in costante aumento: 1.120 ettari in più in un anno.

 

La sola città di Roma ha perso 95 ettari di suolo. Seguono a distanza Venezia (+24 ettari), Milano (+19), Napoli (+18), Perugia (+13) e L’Aquila (+12).

 

Il Rapporto mette anche in risalto il fatto che questo elevato consumo di suolo, portando ad una crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del terreno, tende a far aumentare i rischi idrogeologici,  in un Paese già soggetto a devastanti eventi atmosferici (come alluvioni e inondazioni) di intensità crescente dovuti alla crisi climatica in atto.

In questo quadro vale la pena evidenziare che in Italia sono attive due Cattedre UNESCO, ovvero la Cattedra dell’Università di Firenze sulla Prevenzione e gestione sostenibile del rischio idrogeologico  e la Cattedra dell’Università di Udine sulla Sicurezza Intersettoriale per la Riduzione dei rischi di disastro e la Resilienza, sono impegnate in attività di ricerca, sviluppo e cooperazione per la prevenzione e la riduzione del rischio idrogeologico, in funzione anche della conservazione dei siti del Patrimonio Mondiale Naturale e Culturale. Questi ultimi, infatti, possono essere messi a repentaglio dallo smodato consumo di suolo. Le Cattedre propongono soluzioni da applicare per la loro salvaguardia, facendo ad esempio riferimento al Sendai Framework for Disaster Risk Reduction.

 

 

Immagine: sito ISPRA

 

30 agosto 2022