LA COP 15 RAGGIUNGE L'INTESA PER LA PROTEZIONE DEL 30% DEL NOSTRO PIANETA ENTRO IL 2030
La COP 15 raggiunge l'intesa per la protezione del 30% del nostro pianeta entro il 2030

La Conferenza delle Parti della Convenzione dell'ONU sulla Biodiversità (COP 15), terminata ieri a Montreal, in Canada, si è impegnata proteggere il 30% del nostro pianeta (terre emerse e mare) entro il 2030, rinnovando inoltre l’implementazione del Programma di lavoro congiunto sui legami tra biodiversità e diversità culturale, promosso dal Segretariato della Convenzione sulla Biodiversità (CBD), dall'UNESCO, dall'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), dal Consiglio Internazionale per i Monumenti e i Siti (ICOMOS) e dal Centro Internazionale di Studi della Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali (ICCROM).

 

Il Programma di lavoro congiunto tra l'UNESCO e il Segretariato della Convenzione era stato adottato alla COP 10 di Nagoya, in Giappone, come "utile meccanismo di coordinamento per far progredire l'attuazione della Convenzione e per approfondire la consapevolezza globale dei legami tra diversità culturale e biologica".

 

Questo programma mirerà a sviluppare una strategia comune per arrestare il declino della biodiversità e della diversità culturale del mondo; a proseguire gli sforzi a livello internazionale per rendere operativi gli indicatori esistenti e quelli pertinenti sviluppati nell'ambito del quadro globale della biodiversità post-2020; a sviluppare materiali di comunicazione ed educazione per sensibilizzare tutti gli ambiti della società sui legami tra biodiversità e diversità culturale e linguistica.

 

In questo senso, l'UNESCO mobiliterà le sue reti di siti designati, i suoi programmi chiave, come quello sui Sistemi di Conoscenza Locali e Indigeni (LINKS), e la sua rete di partner, come le Cattedre UNESCO e le Scuole Associate, basandosi sull'approccio olistico e intersettoriale dell'Organizzazione verso la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità.

 

Misurare il cambiamento sarà una sfida importante per l'attuazione e il monitoraggio del quadro globale della biodiversità post-2020, in particolare per quanto riguarda la diversità biologica e culturale. Con il sostegno del suo programma Earth Network e dell'Italia,  l'UNESCO sta creando il primo database interdisciplinare e intersettoriale per visualizzare il ricco contributo delle sue Convenzioni e dei suoi siti all'agenda internazionale della biodiversità.

 

Un indicatore chiave del rapporto tra natura e cultura potrebbe essere la diversità delle lingue parlate all’interno di una regione, compresi gli idiomi indigeni. Per fare un esempio, le comunità della Riserva della Biosfera di Átl'ka7tsem/Howe Sound, in Canada, parlano una varietà di lingue che include l'inglese, il cinese, il persiano, il tedesco e il coreano, oltre allo Skwxwú7mesh Snichim, la lingua della Nazione Squamish.

 

 

 

Immagine: A´tl’ka7tsem/Howe Sound Biosphere Reserve, Canada/UNESCO 

 

20 dicembre 2022