CONVENZIONE UNESCO PER LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE SUBACQUEO

 

Il 2 novembre 2021 si è celebrato il ventennale della Convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale subacqueo  nata con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione tra Stati e l’implementazione della ricerca e della gestione del patrimonio stesso.


Tra i principi fondamentali della Convenzione si ricordano:

 

- l’obbligo di preservare il patrimonio culturale subacqueo. La Convenzione incoraggia le attività di ricerca e salvaguardia dei beni subacquei e allo stesso tempo favorisce la cooperazione internazionale in materia di tutela dei patrimoni 

- l’incoraggiamento della conservazione dei beni in situ, con eventuale recupero del patrimonio ai fini di tutela dello stesso e di ricerca; 

- il divieto di sfruttamento commerciale dei patrimoni subacquei, conformemente ai principi riguardanti i patrimoni presenti sulla terraferma; 

- l’attività di formazione e condivisione di informazioni al fine di diffondere maggiore consapevolezza del valore dei patrimoni culturali subacquei.

 

In base all’Art.1 della Convenzione, per “patrimonio culturale subacqueo” si intendono tutte le tracce di esistenza umana, che presentano un carattere culturale, storico o archeologico e che sono sommerse, parzialmente o totalmente, periodicamente o in permanenza, da almeno 100 anni, in particolare:

  1. i siti, le strutture, gli edifici, gli oggetti e i resti umani, nonché il loro contesto archeologico e naturale;
  2. le navi, gli aeromobili, gli altri veicoli o qualunque parte degli stessi, con il loro carico o altro contenuto, nonché il loro contesto archeologico e naturale;
  3. gli oggetti di carattere preistorico.

 

Grazie all’adozione della Convenzione è stato possibile creare dei Comitati consultivi che sostengono gli Stati con missioni ad hoc sul campo, e redigere un codice etico che detta le regole per l’accesso responsabile ai siti archeologici subacquei. Inoltre, grazie alla cooperazione internazionale è stato raggiunto un considerevole miglioramento della ricerca e della tutela del patrimonio subacqueo, tenuto conto che il patrimonio subacqueo risulta quantificato e catalogato in misura minore rispetto ai patrimoni terrestri, soprattutto a causa della difficoltà di applicare una normativa specifica e della presenza di fattori esterni che ne minacciano continuamente l’esistenza, quali lo sfruttamento delle risorse marine, la pesca intensiva e fenomeni climatici estremi.

 

Sin dall’adozione della Convenzione, l’impegno di UNESCO si è concentrato anche sulle attività di formazione e organizzazione di workshop in tutto il mondo, con la creazione di oltre 500 figure specializzate nell’archeologia subacquea e nella conservazione e gestione dei beni che si trovano in fondo al mare. In stretto accordo con università, centri di ricerca, poli museali e ONG, il lavoro dell’UNESCO e degli Stati parti della Convenzione risulta, giorno dopo giorno, cruciale nella tutela dell’archeologia subacquea e dell’ecosistema marino.

L’importanza della Convenzione è rafforzata dall’ Allegato, che contiene dettagliate linee guida sulla predisposizione dei progetti di tutela, sulle competenze richieste per realizzare gli interventi, sui metodi di conservazione e gestione dei siti subacquei.

 

La Convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale sommerso rappresenta un notevole avanzamento nel percorso di riconoscimento e tutela di questo patrimonio che giace sui fondali marini rispetto ai principi di protezione delineati nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.

L’Italia ha svolto un ruolo significativo nella stesura della Convenzione, che ha poi ratificato nel 2010, grazie anche al contributo dato allo sviluppo della moderna archeologia subacquea nella seconda metà del XX secolo.

 

Quest’anno, a distanza di venti anni, inizia un’ulteriore fase nella vita della Convenzione 2001 grazie all’avvio, per iniziativa dell’Italia, del primo processo di cooperazione multi-laterale per la protezione di un patrimonio culturale sommerso in acque internazionali, il Banco Skerki nel Canale di Sicilia, una importante zona archeologica situata tra Sicilia, Sardegna e Tunisia, crocevia di antiche e moderne rotte commerciali del Mediterraneo. Si tratta di una formazione rocciosa sottomarina che si estende per oltre 700 km2 e che risale dalla profondità di 200 metri fino quasi ad affiorare, che custodisce numerosi reperti archeologici di eccezionale valore storico, artistico e culturale, tra cui 5 relitti di navi romane, di epoca compresa tra il I sec. a.C e il IV d.C. Durante la Seconda Guerra Mondiale il sito fu teatro di una famosa battaglia che vide una squadra navale della Royal Navy affondare un convoglio di navi italiane e tedesche lasciando ulteriori relitti disseminati sui fondali del Banco.