IL RAPPORTO GEM 2022

 

Negli ultimi vent’anni il divario di genere, o “gender gap”, nell’accesso all’istruzione e il completamento del ciclo di studi dell’obbligo, si è ridotto a solo un punto di percentuale in media nel mondo. La quota di donne alfabetizzate è cresciuta, negli ultimi 5 anni, passando dall’89.4% al 90.8% per le giovani e dall’81.8% all’83.3% per le adulte. È il risultato di anni di impegno intenso anche nell’ambito delle politiche attive UNESCO.

 

Il GEM Report 2022, Global Education Monitoring Report dell’Unesco, oltre 70 pagine di dati, analisi e studi di caso, lanciato con un evento online mondiale il 27 aprile, costituisce un punto di partenza fondamentale per il dibattito su coloro che sono rimasti ancora indietro.

 

“Le disuguaglianze di genere continuano ad essere una questione cruciale. Era così anche prima della pandemia COVID-19, il cui impatto deve ancora essere adeguatamente misurato” in termini di accesso all’istruzione e gender gap, ha detto la Direttrice Generale UNESCO Audrey Azoulay. Il rapporto, su un rilevamento degli ultimi 18 mesi, ha valutato quindi anche gli effetti della pandemia e dei conseguenti lock-down. Le ragazze e i ragazzi non hanno affrontato gli stessi disagi in tutte le nazioni come accessi ai dispositivi mobili. In Etiopia, ad esempio, durante la chiusura delle scuole tra il 2020 e il 2021, il 70% delle ragazze ancora in età scolare ha dovuto trascorrere più tempo nelle faccende e aiuto domestico rispetto al 35% dei loro coetanei mentre in Perù il 42% delle studentesse ha avuto un maggior carico per la cura dei bambini rispetto al 26% dei loro coetanei. Gli stereotipi di genere sono duri a morire in tutte le culture e fasce di reddito e sono sicuramente tra i maggiori ostacoli all’eguaglianza tra i sessi. Ampi passi avanti sono stati compiuti per alcune nazioni del continente africano: Burkina Faso, Gibuti, Gambia e Mauritania hanno praticamente quasi raggiunto la parità di genere nell’accesso e il completamento degli studi nel corso del ventennio 2000-21, nonostante la pandemia; Repubblica Centrafricana, Ciad, Costa d’Avorio e Guinea presentano ancora invece il più alto divario di genere. In Nigeria infine 1 su 5 adolescenti non va a scuola per motivi di gravidanza o di matrimonio. Un ampio gender gap di istruzione rimane comunque nella maggior parte degli stati dell’Africa sub-sahariana.

 

Su scala mondiale nella scuola primaria, salvo alcune eccezioni, si conferma il dato di migliori performance nell’abilità di lettura e comprensione da parte delle bambine e di migliori voti in matematica o scienze per i bambini. E’ interessante sottolineare che nei casi in cui le ragazze hanno migliori risultati in matematica e scienze, esse hanno migliori voti anche nelle abilità di lettura. Nell’ambito della formazione post-scolastica o universitaria le donne sembrano maggiormente attratte dal cosiddetto “terziario”, aumentando la loro percentuale dal 48% al 51%. Un settore di studio e attività lavorativa che ha raggiunto quindi la parità di genere pressoché ovunque.

 

Per ciò che riguarda l’alfabetizzazione ed istruzione degli adulti a livello globale il divario di genere è ancora una realtà presente: le donne sono ancora il 66% dei 771 milioni di adulti analfabeti nel mondo e il 55% dei giovani nella fascia 15-24. Il maggiore “gap”, nell’alfabetizzazione degli adulti lo troviamo in Asia centrale e nell’Africa sub-Sahariana con 15 punti di divario tra i due sessi. Qui 1 giovane donna su 4 rimane ancora totalmente analfabeta e, in particolare, in Benin, Repubblica Centrafricana, Guinea e Liberia c’è un rapporto tra studenti e studentesse di 100 a 60.

 

Come media mondiale si riconferma ancora il trend di “femminizzazione” della professione insegnante: nella scuola dell’infanzia la percentuale di donne è passata dal 92% al 94% e in quella primaria dal 59% al 67%. Il dato fa riflettere su come ancora una volta gli stereotipi di genere possono condizionare verso un’attività socialmente ritenuta compatibile con la cura familiare.

 

Ma qual è stato il ruolo dei “non-state actors”, ovvero l’istruzione privata, nella lotta al divario di genere? Questi enti hanno senz’altro contribuito alla riduzione del gender gap educativo consentendo l’istruzione negata alle bambine in alcune aree del mondo, specie in Asia e Africa. L’Istruzione privata nel mondo ha avuto una straordinaria crescita di 10 punti in un decennio. Ma per ciò che riguarda le scuole di ispirazione religiosa va sottolineato che esse rischiano di perpetuare modelli e stereotipi di genere nell’educazione. Secondo il GEM report, ciò avviene maggiormente nelle scuole dell’infanzia, ma anche nell’istruzione primaria e secondaria si continuano a preservare barriere di genere. Anche le università private femminili svolgerebbero un ruolo ambiguo nella lotta alla parità di genere. Tuttavia si riconosce a questi enti il fondamentale ruolo di dialogo con le istituzioni degli Stati in cui operano. Possono avere cosi una influenza maggiore nelle scelte di politica scolastica per la promozione della scienza e tecnologia tra le studentesse, che è ancora uno dei principali gender gap in tutto il mondo.

 

Una valutazione positiva viene data invece al ruolo svolto in questi anni dalle Organizzazioni non governative che hanno fornito servizi per l’istruzione in alcune aree del mondo dove le ragazze devono affrontare vere e proprie barriere, nel loro cammino verso il completamento della loro istruzione, imposte da una visione stereotipata dei due sessi nel matrimonio o in famiglia ma anche da guerra, povertà, disastri naturali.

 

Accanto ai grandi risultati nella diminuzione o superamento della disparita di genere in Educazione, non si deve però dimenticare che la gran parte delle bambine delle aree rurali delle nazioni più povere non hanno ancora accesso all’istruzione non soltanto per barriere culturali ma anche per la assoluta povertà e mancanza di strutture.

 

 

 

 

 

 

2 maggio 2022