LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE IN CASO DI CONFLITTO ARMATO: DALLA CONVENZIONE DEL 1954 ALLA GUERRA IN UCRAINA

 

 

I conflitti armati sono sempre sinonimo di morte e distruzioni, indeboliscono il tessuto sociale ed economico delle popolazioni colpite e rendono pace e riconciliazione una prospettiva tanto desiderata quanto difficile da ristabilire. È quello che sta accadendo anche oggi in Ucraina, nel cuore dell’Europa.

Durante la guerra il patrimonio culturale dei paesi assediati è particolarmente a rischio a causa del suo enorme valore identitario che stimola il senso di appartenenza e favorisce la coesione sociale delle comunità umane che lo condividono. La distruzione del patrimonio culturale da parte degli aggressori non è dunque ricercata per il suo valore strategico o militare, bensì per il suo forte significato simbolico. Colpire il patrimonio culturale vuole dire intaccare il morale della popolazione.

Le distruzioni e le spoliazioni avvenute durante il secondo conflitto mondiale hanno reso evidenti nella comunità internazionale l’esigenza di dar vita a uno strumento giuridico di protezione universale che si è effettivamente realizzato con la Convenzione per la Protezione dei Beni Culturali in Caso di Conflitto Armato adottata nel 1954 a L’Aia sotto gli auspici dell'UNESCO.

Nella Convenzione, che è il primo e più completo trattato multilaterale dedicato esclusivamente alla protezione del patrimonio culturale in tempo di guerra, viene usata per la prima volta in campo internazionale l'espressione "beni culturali" intesi come "beni mobili o immobili di grande importanza per il patrimonio culturale dei popoli" e considerati come appartenenti a tutta l'umanità.

La Convenzione mira a proteggere monumenti, opere architettoniche, siti archeologici, opere d'arte, manoscritti, libri e altri oggetti di interesse artistico, storico o archeologico, nonché collezioni scientifiche di qualsiasi tipo, indipendentemente dalla loro origine o proprietà, per preservarli da distruzione, furto o saccheggio. Gli impegni assunti dagli Stati parte della Convenzione servono a preservare il patrimonio culturale attraverso l'attuazione di varie misure, tra cui:

  • mettere in pratica azioni preventive come la preparazione di inventari, la pianificazione di misure di emergenza per proteggere i beni dal rischio di incendio o di crollo di edifici e la preparazione del trasferimento dei beni culturali in luoghi sicuri;
  • sviluppare iniziative che garantiscano il rispetto dei beni culturali situati sul proprio territorio o sul territorio di altri Stati membri. Impedirne un utilizzo che possa esporli alla distruzione o al deterioramento, ed evitare qualsiasi atto di ostilità diretto contro di essi;
  • registrare quelli reputati di grande importanza nel Registro Internazionale dei Beni Culturali sotto Protezione Speciale;
  • contrassegnare edifici e monumenti rilevanti con un emblema distintivo della Convenzione;
  • fornire un luogo di rifugio per proteggere i beni culturali mobili in caso di necessità;
  • creare unità speciali all'interno delle forze militari che siano responsabili della protezione dei beni culturali;
  • stabilire sanzioni per le violazioni della Convenzione;
  • promuovere la Convenzione tra il pubblico in generale e attraverso gruppi target, come i professionisti del patrimonio culturale e le agenzie militari o di polizia.

Le indicazioni fornite dalla Convenzione sono state integrate da due successivi Protocolli, uno del 1954 e uno del 1999. I tre Accordi sono parte del Diritto Internazionale Umanitario e si affiancano alle normative sulla tutela delle persone civili durante i conflitti. Nella Convenzione e nei successivi Protocolli, oltre alla tutela dei beni culturali durante un conflitto armato, vengono fornite indicazioni sulla loro messa in sicurezza in tempo di pace.

Attraverso l'attuazione della Convenzione e dei suoi due Protocolli, l’UNESCO lavora con la comunità internazionale per proteggere la cultura e promuovere il pluralismo culturale in situazioni di emergenza, implementando attività sia in tempo di guerra che in seguito a disastri causati dall’uomo o da pericoli naturali.

In particolare, a seguito degli attacchi sistematici nei confronti del Patrimonio Culturale ad opera di gruppi estremisti, avvenuti tra il dal 2014 e 2015, il tema della tutela del Patrimonio nelle aree di crisi e di conflitto ha assunto per l’UNESCO un’importanza centrale. L'advocacy dell'UNESCO in questo settore ha contribuito all'adozione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2199 del 2015, che vieta il commercio di beni culturali dall'Iraq e dalla Siria, e 2347 del 2017 focalizzata sulla protezione del patrimonio culturale in situazioni di conflitto armato.

Come forma di ulteriore sostegno ai suoi Stati Membri nell'affrontare le situazioni di emergenza, l'UNESCO ha creato nel 2014 una Unità di Preparazione e Risposta alle Emergenze nell’ambito del Settore Cultura. Nel 2015 ha poi istituito il Fondo di Emergenza per il Patrimonio, un meccanismo di finanziamento comune, non vincolato e flessibile, volto a consentire all'Organizzazione di rispondere rapidamente ed efficacemente alle crisi.

Nel novembre 2015, la Conferenza Generale dell'UNESCO ha adottato una Strategia per il rafforzamento dell'azione dell'Organizzazione per la protezione della cultura e la promozione del pluralismo culturale in caso di conflitto armato. Questo documento stabilisce due obiettivi chiave: da un lato, rafforzare la capacità degli Stati Membri di prevenire, mitigare e recuperare la perdita del patrimonio culturale e della diversità a seguito di un conflitto; dall'altro, incorporare la protezione della cultura nell'azione umanitaria, nelle strategie di sicurezza e nei processi di costruzione della pace.

Convinta della necessità di sostenere il ruolo dell’UNESCO nella tutela del Patrimonio culturale in casi di conflitto, l’Italia nel 2015 ha proposto e ottenuto l’adozione da parte del Consiglio Esecutivo dell’UNESCO di una Decisione per istituire un meccanismo di mobilitazione rapida di esperti da mettere a disposizione dagli Stati membri in situazioni di crisi ed emergenza, la Task Force dei “Caschi Blu della Cultura”. Nel 2016 il Governo italiano ha firmato un Memorandum d’intesa con l’UNESCO che prevede l’impiego della Task Force per le missioni internazionali di protezione del Patrimonio Culturale, nel contesto della coalizione globale “Unite4Heritage”.

I “caschi blu della cultura” sono composti da esperti civili del Ministero della Cultura e del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in grado di intervenire in aree colpite da emergenze dovute a calamità o crisi causate dall’uomo. La task force si occupa di stimare i danni al patrimonio culturale, pianificare operazioni per misure di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale colpito, fornire supervisione tecnica e formazione per assistere i restauratori locali nelle azioni di tutela, prestare assistenza al trasporto in sicurezza di beni culturali mobili, contrastare il saccheggio e il traffico illecito di beni culturali.

 

Attualmente l’UNESCO è costantemente al lavoro per cercare di proteggere alcuni degli inestimabili patrimoni dell'Ucraina dalla distruzione causata dall'invasione russa. La situazione in cui versa il patrimonio culturale ucraino, che conta ben 117 riconoscimenti UNESCO, è drammatica: sono stati già danneggiati oltre 100 siti culturali tra i quali chiese, edifici storici, musei, monumenti, teatri, centri culturali e librerie.

La Direttrice Generale dell'UNESCO Audrey Azoulay ha dichiarato che il patrimonio culturale "deve essere salvaguardato come testimonianza del passato, ma anche come catalizzatore di pace e coesione per il futuro, che la comunità internazionale ha il dovere di proteggere e preservare". A questo scopo, l'agenzia è in contatto regolare con tutte le istituzioni interessate e con i professionisti culturali ucraini, per valutare la situazione e rafforzare la protezione dei beni culturali – molti dei quali sono situati a L’viv (Leopoli), Kyiv (Kiev), Odessa e Kharkiv – fornendo assistenza tecnica o finanziaria. L’UNESCO coopera con le autorità ucraine per contrassegnare i siti culturali e i monumenti con l'emblema distintivo "Blue Shield”, istituito dalla Convenzione del 1954 per evitare danni deliberati o accidentali al patrimonio. Il processo di marcatura è iniziato a marzo nel sito del centro storico di L'viv, nell'Ucraina occidentale.

In collaborazione con l'Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca (UNITAR) l'UNESCO analizza inoltre le immagini satellitari dei siti prioritari, in pericolo o già danneggiati, per monitorare e valutare la possibilità di danni ulteriori. Per meglio assicurare la risposta all’emergenza L’UNESCO ha poi mobilitato altri partner internazionali come il Centro Internazionale per lo Studio della Conservazione e del Restauro dei Beni Culturali (ICCROM), il Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM), il Consiglio Internazionale sui Monumenti e Siti (ICOMOS), l’Alleanza Internazionale per la Protezione del Patrimonio in Zone di Conflitto (ALIPH) e la ONG Blue Shield International.

L’UNESCO, infine, ha creato un “Gruppo di emergenza per i musei dell'Ucraina”, recentemente istituito al fine di fornire expertise legale e scientifica, oltre ad assistenza tecnica, alle Autorità e ai Musei ucraini, per sostenere la salvaguardia dei beni culturali amovibili nel perdurare della situazione bellica.

Anche l’Italia si è attivata a difesa del patrimonio culturale ucraino. Difronte al protrarsi della guerra e dei suoi orrori, l’Italia ha deciso di potenziare i Caschi Blu della Cultura e di avviare una collaborazione con il Ministero della Cultura ucraino per realizzare il censimento di tutti i siti culturali più esposti ed inviare materiale idoneo per la loro messa in sicurezza.

Il nostro Paese ha altresì assunto l’impegno di ricostruire, non appena possibile, il Teatro di Mariupol raso al suolo nelle prime settimane dell’invasione e divenuto l’immagine emblematica della distruzione dell’intera città nonché di partecipare, con il Museo degli Uffizi di Firenze, al “Gruppo di emergenza per i musei dell'Ucraina”, sopra ricordato.

 

 

 

                                                                                                                4 maggio 2022