La Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale vent’anni dopo: la rivista “Antropologia e Teatro” analizza criticità e punti fermi

A vent’anni dall’adozione della Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, la rivista «Antropologia e Teatro» ha dedicato un Numero Speciale a uno degli strumenti di tutela della cultura transnazionali storicamente tra i più noti e dibattuti, tentando di individuarne alcuni punti fermi, rilevarne le criticità e indagare le varie declinazioni che la normativa UNESCO ha subito, nella sua applicazione, a livello internazionale.

Al centro dell’indagine si è scelto di porre le Arti performative: non soltanto uno dei cinque Domains in cui si articola la Convenzione ICH 2003, ma vero e proprio elemento trasversale alla comprensione della cultura immateriale in tutti i contesti culturali. Una trasversalità apparentemente nascosta. Tra i 676 elementi riconosciuti dall’UNESCO a novembre 2023, infatti, sono soltanto 96 in 52 Paesi quelli che identificano le arti performative come loro caratteristica primaria. Quando, però, si tiene conto delle relazioni di secondo livello il numero cresce a 355 in 118 Paesi. E se si considerano i Concepts, ovvero le parole chiave scelte per descrivere gli elementi, la sfera delle Performing arts risulta predominante: l’UNESCO elenca 43 termini direttamente connessi a pratiche performative (da Acrobatics a Work Songs, passando per Dance, Drama o Vocal Music), associati in maniera diretta a ben 655 elementi. Ovvero, la quasi totalità delle iscrizioni (96,9%) riconosce almeno una caratteristica performativa, con la preminenza della Vocal Music (richiamata in 139 elementi), seguita dalla Instrumental Music (98) e dalla danza (92).

A fronte di questa ricchezza, nell’autunno del 2022 «Antropologia e Teatro» ha scelto di dedicare un focus specifico alla ICH 2003. Fin dalla prima elaborazione progettuale, passando per tutte le fasi operative che hanno condotto alla stesura finale del dossier, si è rivelato imprescindibile il competente lavoro della Segreteria di Redazione della rivista, composta da Beatrice Borelli, Davide Nicola Carnevale, Sara Colciago, Emanuele Regi, Cinzia Toscano. In accordo con il Comitato Scientifico è stata allora lanciata una call for papers internazionale, alla quale hanno risposto oltre 50 studiosi. Sono state selezionate 22 proposte, 19 delle quali hanno superato la revisione doubleblind e sono state accolte nel Numero Speciale. I contributi indagano la Convenzione secondo approcci e metodologie differenti – dall’antropologia culturale alla teatrologia, dall’etnomusicologia alle relazioni internazionali – e offrono un suggestivo spaccato di quanto l’attività dell’UNESCO rappresenti una prospettiva di osservazione estremamente vitale per una pluralità di discipline che si interessano delle arti performative. Il dossier nasce dalla collaborazione della rivista con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e il Ministero della Cultura ed è stato inserito dall’UNESCO tra i prodotti culturali ufficialmente associati all’organizzazione per i vent’anni della Convenzione ICH 2003.

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3 gennaio 2024