Rete mondiale dei Musei dell’acqua: “Iniziativa Faro” di UNESCO-IHP per educare a un uso più consapevole dell’acqua e promuovere i patrimoni acquatici

La Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua (Global Network of Water Museums  WAMU-NET) è una “iniziativa faro” del Programma Idrologico Intergovernativo (IHP) dell’UNESCO volta a promuovere il valore dei patrimoni relativi all’acqua, sia culturali che naturali, nell’ambito dell’Agenda 2030.

La Rete dei Musei dell’Acqua è stata fondata nel 2017 ed ha sede a Venezia. È una rete in costante crescita che oggi comprende numerosi musei e istituzioni in tutto il mondo (di cui 21 in Italia), che raggiungono complessivamente un bacino di circa 30 milioni di visitatori all’anno. WAMU-NET va oltre il concetto tradizionale di “museo”, per includere a pieno titolo sia i patrimoni di civiltà dell’acqua presenti nei territori (naturali e culturali, tangibili e intangibili) che le comunità ancor oggi attive per preservare usi e valori ancestrali del prezioso elemento liquido.In un’epoca caratterizzata da un’allarmante crisi idrica planetaria, i musei che aderiscono alla Rete sono impegnati, a vario titolo, nella realizzazione di progetti educativi sul valore inestimabile dell’acqua e dello sviluppo sostenibile.

La Rete WAMU-NET mira ad affermare un nuovo paradigma di sviluppo che, nell’era dell’Antropocene, richiede maggiore attenzione e rispetto verso la natura e che promuove non solo attività educative ma anche una maggiori frequentazioni dell’elemento liquido e attività all’aria aperta,allo scopo di alimentare nuove consapevolezze e percezioni da parte di ogni persona – aspetti indispensabili per prevenire ulteriori forme di spreco e inquinamento di un bene tanto prezioso, quanto fragile.

Riqualificare, tutelare e promuovere i patrimoni dell’acqua naturali e culturali su scala globale diventa dunque lo stimolo per riportare l’attenzione verso quei capitali di conoscenza che nei secoli hanno generato modelli lungimiranti e di gestione accorta dell’acqua. Modelli che è importante rivalutare per il futuro affinché l’acqua assuma un valore simbolico ma al tempo stesso concreto, in grado di incidere su nuovi stili di vita e modelli di cittadinanza. Per questo, non solo centri di ricerca e musei in senso stretto sono ammessi nel novero della Rete WAMU-NET, ma anche gli eco-musei e i diversi patrimoni di natura e cultura legati all’acqua, in quanto naturali prolungamenti di attività espositive e didattiche nel territorio. Fanno quindi parte della Rete anche parchi, riserve naturalistiche, architetture e opere monumentali costruite per la loro speciale relazione con l’acqua: ville, castelli, giardini storici, fontane, ninfei, cisterne, acquedotti, mulini, vie d’acqua navigabili, manufatti idraulici e via dicendo.

Tutti questi patrimoni costituiscono le preziose testimonianze di come attraverso i secoli – e tramite un uso accorto dell’acqua – siano stati modellati veri e propri ‘paesaggi dell’acqua’ sia in ambito urbano che rurale. Tali beni comprendono anche i modelli di gestione e le buone pratiche nell’uso dell’acqua – frutto dell’ingegno umano per un uso sostenibile della risorsa. Si tratta di modelli gestionali testati e perfezionati da innumerevoli generazioni e che hanno plasmato paesaggi acquatici unici al mondo, modelli che oltre a soddisfare le esigenze produttive hanno saputo tutelare e persino favorire la biodiversità e l’armoniosa convivenza fra diverse specie vegetali e animali. Valorizzando simili paesaggi dell’acqua oggi si possono affermare nuove visioni e nuove politiche di sviluppo, volte a stimolare attività all’aria aperta e pratiche salutari di ecoturismo centrate sulla mobilità sostenibile (a piedi, in bicicletta, in barca), stimolo prezioso per alimentare le microeconomie di un territorio florido e vitale, nonché l’immaginario della sostenibilità per le future generazioni.

Per l’intrinseca attrattività dei paesaggi naturali e culturali dell’acqua, il turismo ‘responsabile’ riveste dunque un ruolo cruciale nel diffondere gli obiettivi di questa nuova ‘iniziativa faro’ del Programma Idrologico dell’UNESCO. Un turismo che conferisce un particolare significato alla dimensione esperienziale del viaggio e all’esplorazione dei territori, a partire da quanto è possibile visitare e riscoprire dietro casa, scuola o il luogo di lavoro. Le pratiche ecoturistiche svolgono infatti un ruolo cruciale per riavvicinare le persone all’acqua e ai suoi luoghi di valore, affermando al contempo l’urgenza e la necessità di conseguire gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile.

Nel giugno 2021 il Consiglio Intergovernativo IHP ha approvato una nuova Risoluzione intitolata “UNESCO-IHP a sostegno dello sviluppo della Rete Globale dei Musei dell’Acqua”, con la quale invita gli Stati Membri a compilare un inventario dei diversi “musei dell’acqua” su scala globale chiedendo ai Comitati Nazionali IHP di comunicare informazioni relative ai propri musei, considerando l’accezione più ampia di “musei estesi”, ecomusei e centri di interpretazione legati ai diversi patrimoni acquatici. Obiettivo della nuova Risoluzione è tutelare maggiormente i patrimoni acquatici esistenti sul territorio (sia naturali che culturali) e promuovere il ruolo delle istituzioni censite nell’aumentare la consapevolezza sugli SDGs dell’Agenda 2030.

Il Lapis Museum di Napoli, la più recente iscrizione italiana nella Rete WAMU-NET

Nel 2020 la Rete dei Musei dell’Acqua ha lanciato il concorso a premi per giovani The Water We Want (L’acqua che vogliamo) per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità d’espressione, comunicando le loro autentiche e genuine visioni sulla crisi idrica globale e sugli effetti che ne conseguono per le persone e la natura. anche in relazione agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030.

Sulla scorta dei lavori elaborati dai giovani, la Rete WAMU-NET ha lanciato una campagna di comunicazione  (realizzata in collaborazione con l’Ufficio UNESCO di Pechino) su social, stampa, radio e TV tramite 22 video-post realizzati dal video maker italiano Giuseppe La Spada.

Ultimo aggiornamento 11 luglio 2023