Via Appia è la prima e più importante delle grandi strade costruite dai Romani, conosciuta anche come regina viarum. Fu costruita verso la fine del IV secolo a.C., nel 312, per garantire una comunicazione rapida e diretta tra Roma e Capua. Secondo lo storico romano Livio, fu costruita dal censore Appio Claudio Cieco, al quale deve il suo nome.
Il progetto rivela una concezione sorprendentemente moderna, che prevedeva soluzioni ingegneristiche all’avanguardia: ponti, viadotti, gallerie che hanno assicurato un percorso assolutamente rettilineo e rapido per i tempi, attraverso distese d’acqua, paludi e montagne; molte di queste opere sono ancora oggi praticabili. Fino ad allora le strade erano poco più che sterrate e diventavano impraticabili per i veicoli a ruote ad ogni pioggia. I Romani concepirono fondi stradali, innovativi per stabilità e drenaggio, pavimentati con lastre di basalto rivestito, garantendo così la praticabilità con tutte le condizioni meteorologiche. Questa sapienza costruttiva ha permesso loro di realizzare una vasta rete di oltre 120.000 km, che è rimasta intatta per secoli ed è ancora la spina dorsale dei sistemi stradali di tutti i paesi dell’area mediterranea.
Anche lo status giuridico di queste strade è veramente innovativo, perché la strada fu concepita come via publica, quindi non soggetta a pedaggio e destinata a servire la popolazione rurale e urbana. Tutte le strade avevano marciapiedi e pietre miliari che indicavano le distanze principali ed erano previste stazioni postali a intervalli regolari che fornivano il cambio dei cavalli e l’alloggio. Questo sistema stradale altamente efficiente fu utilizzato dal cursus publicus, il servizio postale romano per lo scambio di messaggi tra le province e la capitale dell’Impero. Per tutte queste ragioni, la Via Appia fu tramite di propagazione della civiltà romana e crocevia di diverse culture.
Il tracciato della Via Appia fu esteso più volte, in corrispondenza con l’espansione dell’influenza romana sulla Penisola, prima fino a Benevento, intorno al 268 a.C., poi attraverso gli Appennini fino a Venosa e di nuovo fino a Taranto. Infine, nel II secolo a.C., raggiunse Brindisi, principale porto per le navi dirette in Grecia e in Oriente. Nel corso degli anni, il tracciato originario da Benevento a Brindisi fu gradualmente sostituito da un percorso più breve e agevole attraverso la Puglia fino a quando, all’inizio del II secolo d.C., l’imperatore Traiano promosse un vero e proprio itinerario alternativo, che porta il suo nome e che raggiungeva Brindisi in 13-14 giorni per un totale di 365 miglia, poco meno di 540 km.
Grazie alla costante manutenzione, la via Appia rimase in perfetta efficienza per diversi secoli, fino al Medioevo, quando la strada attraversò un periodo di abbandono. Nel XIV secolo divenne nuovamente la principale via di accesso al Sud Italia. Completamente restaurata dai Papi e dai Re di Napoli, la strada fu inclusa da Napoleone tra gli itinerari che considerava essenziali per le sue attività politiche e militari.
Inoltre, la Via Appia svolge un ruolo unico nel quadro della rete viaria romana in quanto ha indotto lo sviluppo di siti, idee, opere, testimonianze e memorie che, nel corso di oltre 2300 anni di storia, hanno costituito un ambiente culturale complesso, universalmente riconosciuto come tale da scrittori, pittori, poeti e viaggiatori europei e americani.
Per approfondimenti si consiglia di visitare il sito ufficiale del Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO responsabile dell’iscrizione dei siti alla Lista del Patrimonio Mondiale.








